Meskerem è una delle giovani ragazze che è arrivata al nostro centro di accoglienza ad Addis Abeba dopo essere stata in Arabia Saudita a lavorare come domestica. Nella video intervista, che riportiamo anche qui di seguito, ci racconta come ha vissuto quegli anni di abusi e violenze e come è riuscita a tornare e riprendere in mano la sua vita.

 

L’INTERVISTA A MESRKEREM

 

Mi chiamo Meskerem Gude e vengo dai dintroni di Wolleta. Ho 22 anni, ho 7 sorelle e 3 fratelli, i nostri genitori sono entrambi morti.

 

D: Raccontaci la tua storia. Quando sei andata in Arabia Saudita quanti anni avevi? Quanto tempo hai lavorato come lavoratrice domestica?

Ero una studentessa, ma la mia famiglia era povera quindi ho deciso di partire. Sono partita tramite un broker ed ho pagato 3000 birr. Sono arrivata in Arabia Saudita in questa casa molto grande. La famiglia era composta da otto persone, c’erano anche dei bambini. Era molto difficile per me lavorare, c’era tanto lavoro da fare e per me non c’era da mangiare, mangiavo una volta sola la sera ma a colazione e a pranzo non mangiavo e la famiglia non si preoccupava di questo. Mi trattavano male, mi picchiavano con un bastone se ero in ritardo. Ho lavorato lì per 2 anni e 10 mesi ma mi hanno pagato solo 10 mesi.

 

D: Che età avevi quando sei partita?

Sono partita nel 2015 a 17 anni.

 

D: Come erano le condizioni di lavoro lì?

La situazione era molto brutta. Era sempre molto freddo, non avevo coperte o vestiti pesanti e questo mi ha causato problemi ai polmoni. Avevo molta fame, spesso venivo picchiata. Non avevo soldi con me, così sono scappata e sono andata all’ambasciata etiope. L’Ambasciata mi ha mandato dalla Caritas e la Caritas mi ha indirzzato al CVM. Il personale del CVM mi hanno accolto nel suo ufficio, ho iniziato a lavorare alla Caritas e dopo 3 mesi mi hanno rimandato in Etiopia, nel centro di accoglienza del CVM. Sono potuta tornare dalla la mia famiglia: ero molto contenta, e anche loro lo erano, per me è stato come se fossi nata un’altra volta. Sono felice di vivere nel mio Paese. Quando sono arrivata al centro del CVM sono stata accolta e mi sono sentita bene, ero contenta del fatto che avevano fiducia in me.

 

D: Come è stata la tua permanenza nel centro di accoglienza del CVM?

Da quando sono arrivata all’aeroporto mi hanno accolto molto bene. Al centro avevo la mia routine. Facevo colazione, pranzo, le pulizie, ho ripreso i contatti con la mia famiglia e mi hanno anche aiutato a tronare a casa da loro. Al centro di accoglienza non ero sola, c’erano tante altre ragazze. Stavo molto bene. Dopo che sono tornata a casa, i membri dello staff del CVM mi telefonavano, mi chiedevano come stava andando e cosa facevo, se seguivo i corsi di formazione, e mi incoraggiavano.

 

D: Quali sono i ricordi positivi del centro di accoglienza che ti porterai dietro?

I consigli che ho ricevuto. Mi incoraggiavano ad essere una persona forte, a guardare al futuro. Mi spingevano a lavorare per ottenere tutte le cose di cui avevo bisogno, a essere non solo una lavoratrice dipendente, ma a lavorare affinché potessi a mia volta assumere altre persone.

 

D: Quando sei tornata dalla tua famiglia come hai ripreso a lavorare?

Sia le operatrici Hiwot e Tigist ma anche gli autisti e i vari responsabili – non ricordo tutti i nomi – mi chiamavano spesso. Poi mi hanno chiesto di partecipare ad una formazione di otto giorni. Una volta finita la formazione sono tornata a casa e ho ricevuto 23,000 birr, così ho potuto iniziare a lavorare facendo tè e caffè che vendevo nel mio quartiere. Sono molto contenta di essere nel mio paese, se avessi avuto questa possibilità prima non sarei partita. Vi voglio ringraziare di cuore.

 

D: Ora stai lavorando e sei con la tua famiglia. Come vivi la relazione con le persone della tua comunità?

Sono molto contenta e mi piace molto. Questo tipo di vita l’ho ottenuta attraverso loro, grazi ai loro consigli che mi hanno spinto ad iniziare questo tipo di vita. Il lavoro e l’onestà me lo hanno insegnato loro, intendo il CVM. Se durante il lavoro incontro delle difficoltà, mi hanno insegnato ad affrontarle e a superarle. Mi hanno insegnato tantissime cose importanti per la mia vita. Ora sono molto contenta della mia vita, delle mie amicizie, di tutto.

 

 

IL PROGETTO CHE AIUTA LE LAVORATRICI DOMESTICHE

Da anni il CVM si impegna per il riconoscimento dei diritti di questa categoria (visita la pagina domestic workers). Meskerem è solo una delle 362 giovani ragazze lavoratrici domestiche tornate da poco dall’Arabia Saudita dopo essere state vittime di violenze. Puoi aiutarle a riprendere in mano la loro vita sostenendo il progetto di aiuto a loro dedicato:  

 

 

 

Video intervista a Meskerem, giovane lavoratrice domestica