Dall’ospedale di Makalle cominciano ad arrivare le immagini di bambini ridotti a pelle ed ossa. Si tratta della punta dell’iceberg di una situazione diffusa su tutta la Regione a causa di quello che le Nazioni Unite hanno chiamato un “blocco di fatto degli aiuti umanitari“.

 

La Regione del Tigray è virtualmente sotto assedio. Sono bloccati i corridoi umanitari, ma anche le telecomunicazioni. Anche il sistema bancario è bloccato, il che impedisce l’arrivo di aiuti economici da parenti residenti all’estero.

Il Governo di Addis Abeba respinge le accuse e punta il dito sul TPLF. Secondo il WFP (Programma Alimentare Mondiale) dei 445 camion privati inviati in Tigray dal 12 Luglio ad oggi solamente 38 sono tornati indietro. In realtà la dimensione della crisi richiederebbe l’invio di 100 camion al giorno, ma il WFP è riuscito a far passare meno del 10% del bisogno stimato.

 

 

Il 17 Settembre il presidente USA Biden ha firmato un ordine esecutivo in cui predispone le condizioni per l’apertura di nuove sanzioni nei confronti di persone coinvolte nel conflitto del Tigray. Con questo ordine Biden consente al Tesoro e al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di sanzionare i leader e i gruppi se non prendono presto provvedimenti per porre fine alla violenza. “L’ordine esecutivo che ho firmato oggi stabilisce un nuovo regime di sanzioni che ci permetterà di colpire coloro che sono responsabili o complici nel prolungare il conflitto in Etiopia, ostacolando l’accesso umanitario o impedendo un cessate il fuoco“.

Si tratta di un passaggio che mira ad incoraggiare le parti in guerra a “cessare le ostilità in corso ed entrare in negoziati di cessate il fuoco immediatamente e senza precondizioni“.

Il conflitto tentacolare e multipartitico ha ucciso migliaia di persone e lasciato almeno cinque milioni di persone in condizioni di bisogno di aiuti umanitari. I funzionari statunitensi giovedì hanno detto che fino a 900.000 persone vivono attualmente in condizioni di carestia nel solo Tigray, con i convogli di aiuti regolarmente bloccati dalle truppe etiopi per entrare nella regione.

Nella sua dichiarazione di venerdì, Biden ha detto di essere d’accordo con l’ONU e l’Unione Africana che “non esiste una soluzione militare a questa crisi“.

 

 

Venerdì, Abiy ha pubblicato una lettera aperta a Biden, in cui ha accusato gli Stati Uniti e la più ampia comunità internazionale di trascurare gli abusi commessi dal TPLF, che ha definito “un’organizzazione terroristica”. “Purtroppo, mentre il mondo intero ha puntato gli occhi sull’Etiopia e sul governo per tutte le ragioni sbagliate, non è riuscito a rimproverare apertamente e severamente il gruppo terroristico nello stesso modo in cui ha castigato il mio governo“, ha scritto.

Ha avvertito Washington di prendere “decisioni affrettate e avventate”, che in passato hanno “lasciato molte popolazioni globali in condizioni più desolate di quelle che l’intervento ha tentato di correggere”.

Sul campo sembra che si sia fermata l’avanzata delle forze del TPLF nelle Regioni Amhara e Afar, che sono state respinte verso i confini regionali, mentre l’area di Humera, al confine con il Sudan, rimane sotto il controllo delle milizie Amhara supportate dall’esercito eritreo.

 

 

Le sofferenze della popolazione nel Tigray sembrano alimentare, dentro la Regione e nella diaspora tigrina, un forte sentimento anti-etiope ed una crescente domanda di indipendenza. Si tratta di un sentimento che sembra avere maggiore presa fra la popolazione che fra i leader politici del TPLF. Questi, ad oggi, non hanno mai incluso il tema dell’indipendenza nelle loro rivendicazioni, anche se questo è un diritto che potrebbe essere esercitato legalmente nell’ambito dell’attuale costituzione vigente nel paese.

Il PM Abiy Amhed è impegnato anche sul fronte politico. Il 4 ottobre è prevista la nomina del nuovo Governo, che potrà beneficiare della legittimità politica derivante dalle recenti elezioni, le quali hanno visto il Prosperity Party (il nuovo partito creato da Abiy Amhed) vincere le elezioni con un’ampia maggioranza. Analogamente saranno rinnovate anche le amministrazioni regionali e locali.

Sul piano internazionale permane la situazione di crisi con il Sudan, mentre non ci sono ancora risvolti evidenti dell’accordo stipulato con la Turchia per la cooperazione militare e l’impegno di Erdogan per una mediazione tra le parti. Evidentemente il peggioramento dei rapporti con gli Stati Uniti apre scenari di alleanze diversificate con altri attori. Fra questi lo scenario che desterebbe maggiore preoccupazione è quello della sponda Russia che sta offrendo il supporto di mercenari russi a diversi stati dell’Africa e del Medio Oriente. Dopo la loro presenza appurata in Siria e Libia, ora anche il nuovo governo del Mali è in trattativa con il contractor russo Wagner per la disponibilità di forze mercenarie da impiegare nel Paese. Evidentemente la crisi Etiope potrebbe rappresentare uno scenario interessante per la Russia per sparigliare le carte in tutto il Corno d’Africa. Si tratterebbe di un dejavu di quanto già avvenuto negli anni ’70 che non può non preoccupare i politici occidentali ed influenzare significativamente la loro azione in questa crisi.

Attilio Ascani

 

Tigray: “Non esiste una soluzione militare a questa crisi”
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