Con il nuovo anno, che in Etiopia è cominciato l’11 settembre, diversi avvenimenti significativi hanno marcato la vita politica del Paese.

 

 

Il 28 settembre Martin Griffiths, capo dell’Ufficio di Coordinamento per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), presumeva che la carestia avesse preso piede nel Tigray etiope, dove un “blocco de-facto” lungo quasi tre mesi aveva limitato al 10% le consegne di aiuti necessari nella regione devastata dalla guerra.

Lo stesso Griffiths durante un’intervista a Reuters faceva una semplice richiesta: “Fate muovere quei camion. Questa è una carestia causata dall’uomo e si può risolvere con un’azione governativa“, diceva.

Il 30 Settembre sette funzionari delle Nazioni Unite, accusati di ingerenza negli affari interni, sono stati espulsi dal paese con un ultimatum di 72 ore di tempo. Tra i sette si annoverano: il coordinatore paese dell’UNICEF, il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ed altri quattro funzionari dello stesso Ufficio; la settima persona invece, lavorava per l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, che sta conducendo un’indagine congiunta con la Commissione Statale per i Diritti Umani dell’Etiopia sui rapporti di uccisioni di massa di civili, stupri di gruppo e altri abusi nel Tigray.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato di essere ‘scioccato’ dalle espulsioni e ha aggiunto: “Siamo ora impegnati con il governo dell’Etiopia nell’attesa che al personale interessato delle Nazioni Unite sia permesso di continuare il suo importante lavoro”. Ma il Governo Etiope non ha modificato la sua posizione ed ha ottenuto la sostituzione dei funzionari.

 

 

Il giorno 04 Ottobre si è tenuta la cerimonia di insediamento del Primo Ministro Abiy Ahmed a cui il parlamento, nella prima seduta dopo le elezioni dello scorso giugno, ha conferito il mandato per un quinquennio. Quindi Abiy torna al potere confermato da un’elezione generale e sostenuto dal Partito della Prosperità, il partito da lui fondato che ha vinto le elezioni con un’ampia maggioranza.

All’evento hanno partecipato i capi di stato di tutti i Paesi dell’area (Somalia, Nigeria, Senegal, Uganda, Djibouti, Kenya e Sudan del Sud), presenti ad esprimere il loro sostegno al processo democratico e probabilmente anche a perorare la causa di una pacificazione con gli oppositori interni ed esterni.

Il 06 Ottobre è stato nominato il nuovo Governo formato da 22 ministri, compresi leader di alcuni partiti minori: Berhanu Nega, capo del partito Cittadini Etiopi per la Giustizia Sociale è diventato Ministro dell’Educazione; Belete Molla presidente del Movimento Nazionale di Amara (NAMA) è diventato Ministro dell’Innovazione mentre Kejella Merdassa, ex membro del Fronte di Liberazione Oromo (OLF) ha assunto il Ministero della Tecnologia, Cultura e Sport.

Venti importanti istituzioni passano però sotto il controllo diretto dell’Ufficio del Primo Ministro, fra cui: la Banca Nazionale d’Etiopia; la Commissione per gli Investimenti Etiopi; la Commissione federale di Polizia; la Guardia Repubblicana; la Commissione per la Riconciliazione e diverse Agenzie di Intelligence.

L’Ente delle Organizzazioni della Società Civile da cui dipendono tutte le ONG locali ed internazionali, rimane al Ministero della Giustizia.

Rilevante per il nostro lavoro la fusione del MOLSA (Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali) con il Ministero delle Donne e Minori andando a creare il Ministero delle Donne e degli Affari Sociali (MoWSA) senza la delega sul Lavoro che invece va al Ministero del Lavoro e delle Competenze (MoLS) a cui fa capo anche l’Istituto per la Formazione Professionale (TVET). Tutto questo implicherà un nuovo dialogo con nuovi attori per portare avanti l’impegno di promuovere la condizione sociale e lavorativa delle lavoratrici domestiche.

In un comunicato ricevuto dalla Reuters, il portavoce del TPLF Getachew Redda afferma che: “La mattina dell’11 ottobre, l’esercito etiope con il sostegno delle forze speciali di Amhara ha lanciato offensive coordinate su tutti i fronti“. I combattimenti si sono concentrati nelle città di Wegeltena, Wurgessa e Haro della regione di Amhara, con l’impiego di artiglieria pesante, jet da combattimento, droni, carri armati e razzi.

Alla domanda della Reuters se fosse stata lanciata un’offensiva di terra, Billene Seyoum, portavoce del Primo Ministro, ha risposto che il Governo Etiope ha la responsabilità di proteggere i cittadini dell’intero paese da qualsiasi atto di terrorismo. “Il governo etiope continuerà a contrastare la distruzione, la violenza e le uccisioni del TPLF nella regione di Amhara e altrove” ha aggiunto, senza approfondire.

Questa guerra però è già costata molto al Paese. Anche se non ci sono stime ufficiali sulle vittime del conflitto, alcuni osservatori pongono il numero dei caduti dalle 50 alle 200 mila, fra militari e civili.

 

 

L’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha detto che gli operatori umanitari continuano a fornire assistenza alle persone nelle tre regioni settentrionali, nonostante le circostanze molto difficili.

Aggiungendo che, sebbene la scorsa settimana più di 200 camion di forniture umanitarie sono arrivati in Tigray, c’è bisogno di molto di più. Inoltre, i convogli non hanno ricevuto l’autorizzazione a trasportare il carburante o le tanto necessarie medicine.

Infatti, i partner umanitari delle Nazioni Unite sono stati in grado di raggiungere solo il 17% delle persone che avrebbero dovuto ricevere assistenza alimentare, ovvero 145.000 su 870.000 persone. La riduzione dei servizi di trasporto dell’acqua nelle zone centrali e nord-occidentali ha colpito più di 472.000 persone, ha riferito l’OCHA.

Siamo particolarmente preoccupati per il fatto che l’ingresso di forniture mediche tanto necessarie continua ad essere bloccato nel Tigray. Dall’inizio di agosto nove camion che trasportano medicinali sono in attesa dell’approvazione per entrare nella regione”, ha ribadito l’Ufficio. “In Amhara e Afar (che confinano con il Tigray), continuiamo ad aumentare le nostre operazioni per assicurare che le persone colpite dai combattimenti ricevano gli aiuti di cui hanno bisogno”. L’OCHA ha affermato che dall’inizio di agosto 640.000 persone in Amhara e 72.000 persone in Afar hanno ricevuto assistenza alimentare.

Attilio Ascani

 

 

 

Tigray: limitate al 10% le consegne di aiuti necessari
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