L’Etiopia è un paese fortemente vulnerabile alla mancanza di acqua; nonostante sia ricco di riserve di acqua, è spesso colpita da periodo di “water shortage”. La combinazione di periodi di siccità, mancanza di infrastrutture idriche adeguate e competenze tecniche, porta il 43% della popolazione, cioè 48 milioni di persone a non avere accesso all’acqua pulita. Il 28% non dispone di una latrina (World Health Organization). Questo comporta diffusione di malattie e un aumento della mortalità infantile. La siccità porta ad insicurezza alimentare e le persone (soprattutto donne e bambini) camminano chilometri per raggiungere la fonte di acqua più vicina. Le strutture per la raccolta dell’acqua sono inadeguate e le poche esistenti non riescono a soddisfare il fabbisogno della popolazione.

Nel momento in cui il mondo è stato travolto dalla diffusione del COVID-19, l’Etiopia ha messo in atto una serie di misure di prevenzione e iniziato una campagna di sensibilizzazione che però non sembra avere efficacia soprattutto nelle zone rurali. Nella lotta al COVID l’accesso all’acqua diventa vitale; è noto ormai che le migliori misure di prevenzione per evitare un’epidemia sono il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani. In aree dove l’acqua è difficile da trovare, il virus potrebbe diffondersi rapidamente. A settembre quando le scuole riapriranno è fondamentale che i bambini abbiano la possibilità di lavarsi le mani con il sapone, per evitare la diffusione del virus che può colpire insegnanti e familiari. Anche gli ospedali e i centri di salute necessitano di una fonte di acqua pulita non solo per il lavaggio delle mani, ma anche per la pulizia delle strutture.

CVM è impegnata attualmente in Etiopia con un progetto chiamato WASH UP, che prevede acqua pulita per 100.000 persone e la fornitura di acqua a 30 scuole in 8 Woreda. Il progetto prevede la costruzione di 103 nuovi impianti e la riattivazione di 100 pozzi danneggiati dall’usura. Se siamo stati convinti dell’importanza di lavorare per portare acqua pulita ora lo siamo doppiamente.

Alla riapertura delle scuole il 60% degli studenti delle scuole presenti nelle 2 aree del progetto non troveranno acqua per lavarsi le mani, eppure si tratta di un gesto basilare non solo per prevenire il COVID-19 ma anche tutte le malattie trasmissibili. E’ verso queste scuole che vogliamo concentrare la nostra attività nei prossimi mesi, prima della riapertura scolastica.

Parallelamente è iniziata una campagna di informazione specialmente nei mercati, dove verrà creato uno spazio dedicato per il lavaggio delle mani. Gruppi di volontari inviteranno le persone a mantenere una distanza sociale ed a lavarsi le mani con il sapone grazie ad un contenitore di acqua che verrà messo a disposizione. Un’attività simile verrà poi organizzata nelle prigioni, luoghi di aggregazione sociale e fortemente a rischio di epidemia.

Informare le persone sull’importanza del lavaggio delle mani è fondamentale, l’acqua ora rappresenta il miglior strumento di prevenzione. Quando il virus scomparirà, e speriamo tutti che questo avvenga presto, l’attenzione volta al diritto all’acqua non deve scomparire con lui, è un pensiero che deve diventare parte di noi e aiutarci a non dare più per scontato quei diritti che per noi sono così naturali, ma che per altri non lo sono affatto.

Di Silvia Girardi

Fonti:

https://undocs.org/A/RES/64/292

https://www.right-docs.org/doc/a-hrc-res-15-9/

https://sustainabledevelopment.un.org/sdgs

https://www.unicef.org/press-releases/fact-sheet-handwashing-soap-critical-fight-against-coronavirus-out-reach-billions

https://www.afro.who.int/health-topics/ethiopia-water-sanitation-and-hygine-wash

Lavarsi le mani per prevenire il Coronavirus in Etiopia non è poi così semplice
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