Siamo a giugno 2020 quando CVM riceve una richiesta di supporto emergenziale dall’Organizzazione Internazionale per la Migrazione e dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali etiope per ben 649 donne lavoratrici domestiche in condizioni di vulnerabilità, di rientro da Libano ed Arabia Saudita.

Ve ne abbiamo parlato in questo articolo, quando, assieme ai partner del progetto Securing Women Migration Cycle” abbiamo fornito loro tutta l’assistenza materiale, sanitaria, psico-sociale e legale di cui necessitavano per il loro rimpatrio e la loro reintegrazione in Etiopia, in un momento reso ancora più difficile dalla pandemia in atto.

Da allora abbiamo assistito a numerose storie di successo, di giovanissime donne che sono riuscite a riprendersi in mano la loro vita, lasciandosi alle spalle, seppur con indelebili cicatrici, gli abusi, le violenze e le difficoltà subite, grazie agli interventi sinergici che l’equipe predisposta da CVM a posto in essere per loro (leggi alcune delle loro storie qui).

Come ricorderete, il contesto in cui vivono le donne ed in particolare le lavoratrici domestiche etiopi è difficile ed ancora caratterizzato da atteggiamenti tradizionali, pratiche e norme sociali negative che non fanno altro che rafforzare i ruoli di genere dannosi e portatori di disuguaglianza e/o discriminazione di genere.

L’accesso all’istruzione è uno dei principali indicatori di questo ampio divario: quasi il 20% delle ragazze non riceve un’istruzione primaria formale, mentre nell’istruzione terziaria il divario di genere supera il 50 % a sfavore delle donne (The Global Gender Gap Report, 2020). Così, il basso livello di istruzione porta molto spesso a matrimoni precoci, che a loro volta si traducono in scarse prestazioni occupazionali e bassa partecipazione alla forza lavoro.

Povertà, divorzio, ragioni familiari costringono, quindi, molte donne non qualificate con un basso livello di istruzione a migrare e ad accettare un lavoro come collaboratrice domestica, un settore che, in Etiopia, rappresenta un’importante opportunità di lavoro per le ragazze più svantaggiate. Tuttavia, le lacune nel quadro legislativo e nelle norme socioculturali, che non riconoscono la dignità e la professionalità del lavoro domestico, portano quasi sempre allo sfruttamento e alla violazione dei diritti della maggior parte delle giovani impiegate in questo settore.

Ecco, il fine ultimo di CVM è proprio ed essenzialmente legato al riconoscimento dei diritti di queste giovani donne, il più delle volte ragazzine, e alla regolamentazione del lavoro domestico, così da tutelarle tanto dal punto di vista umano quanto da quello professionale. Per questo i nostri interventi prevedono da un lato pressanti attività di advocacy e lobby a livello governativo, in sinergia con altri partner e associazioni coinvolte e dall’altro, interventi mirati ad accrescere l’autonomia e le competenze delle lavoratrici domestiche, quali attività di informazione, formazione professionale e supporto alla piccola imprenditoria, per facilitare il loro rimpatrio volontario da Libano ed Arabia Saudita ed il loro reinserimento lavorativo nel contesto di origine, dal quale erano state costrette a fuggire, ma soprattutto per restituire loro la voce e la dignità che meritano.

Sono ancora molte le donne che necessitano del nostro aiuto e, come se non bastasse, la guerra scoppiata in Etiopia il 4 novembre ha decisamente aggravato la situazione, rendendo più difficile raggiungerle. Per chi volesse sostenere questo progetto, vi invitiamo a seguire tutti gli aggiornamenti, a condividere e sostenere la nostra campagna a favore delle donne lavoratrici domestiche su gofundme.com

Giada Zatelli

Volontaria Servizio Civile 2020

Continua il nostro impegno per i diritti delle lavoratrici domestiche
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