La giovane Tishager che sorride durante l'intervista
La giovane Tishager che sorride durante l’intervista

Tishager si siede su un banchetto di legno e sorride. Indossa un abito rosa di velo e negli occhi ha una luce incredibile. “Salamno yene guadegna! Dehna nesh?” “Ciao amica mia, come stai?”, mi chiede. Ha 25 anni e due bambini, di 7 e 3 anni e vive a Fenote Selam, una cittadina di circa 37 mila abitanti nella zona di West Gojjam, regione di Amhara, nord dell’Etiopia. Uno dei tanti lavori di questa bella e giovane ragazza, oggi, è quello di sorvegliare una banca, come guardia giurata. “Questo mestiere mi fa sentire utile, ma non guadagno abbastanza, così devo fare anche altri piccoli lavoretti – spiega, e aggiunge – Adesso però è molto meglio di prima!”.

Prima, per anni, Tishager è stata una bar worker, cioè una cameriera nei locali notturni. In Etiopia le ragazze che servono alcolici in questo genere di ritrovi non sono pagate. Il loro lavoro è barattato con la possibilità di accedere ai clienti, che si intrattengono con loro nel dopo serata. Una prostituzione informale, che tutti conoscono ma che nessuno davvero combatte. Un tipo di schiavitù a doppio mandato, che rende le donne sempre più povere e sempre più costrette a vendersi.

Poi però la vita di Tishager ha avuto una svolta. Un giorno ha trovato la forza di uscirne: proprio mentre era nel locale che più detestava, Tishager è stata contattata personalmente per partecipare alle formazioni su HIV e life skills organizzate dal CVM – Comunità Volontari per il Mondo – nel quadro di un progetto finanziato dalla CEI nella Regione Amhara. Sorpresa dell’invito, la giovane donna ha deciso di partecipare agli incontri. È stato l’inizio della sua rinascita: ha capito infatti che un’altra vita era possibile. Tishager è riuscita ad abbandonare la prostituzione e tornare a far parte della comunità. Ora prepara tè e caffè in un piccolo locale tradizionale, un shai/buna bet, vende pane, sorveglia una banca e soprattutto insegna volontariamente alle sue ex colleghe come poter rivendicare i propri diritti in quanto cameriere, uscire dalla prostituzione e proteggersi. Tishager è diventata, infatti, la presidente dell’associazione di cameriere “Addis Raye” che significa “Nuova luce”.  “Adesso io sono un modello per tante ragazze che si sentono sole e isolate. CVM ha veramente cambiato la mia vita, ora riesco a risparmiare ogni settimana qualche birr (moneta locale, ndr.) e per la prima volta pianifico il mio futuro, per me e per i miei bambini.”

Il passato di Tishager ricalca la storia sfortunata di molte altre donne etiopi. Il papà era macellaio e la mamma vendeva la tella, una birra tradizionale etiope ricavata da mais e pane essiccato. Quando i suoi genitori sono morti era poco più di un’adolescente. Così, senza nessun aiuto economico con cui poter sopravvivere, lei e i suoi sei fratelli, presero la decisione di spostarsi tutti a Fenote Selam, una cittadina dove si produce zucchero e dove si può lavorare in fabbrica. Ma il salario guadagnato nella raffineria era scarso e così Tishager ha dovuto cercare un’alternativa. “Non avevo da mangiare. Poi a 17 anni è nato il mio primo bambino e la vita è diventata sempre più difficile. Non sapevo nulla riguardo HIV/AIDS, come quasi tutte le mie ex colleghe. Ho iniziato a capire a quali rischi andassi incontro solo dopo i corsi di formazione del CVM”, racconta oggi la ragazza.

Il progetto del CVM è finanziato con i fondi 8 per mille alla Chiesa Cattolica. L’obiettivo principale è quello di consolidare la società civile, considerata nel suo insieme come motore dello sviluppo e della sostenibilità degli interventi. Particolare attenzione viene data all’aspetto educativo (formale ed informale) e al rafforzamento economico dei gruppi più vulnerabili all’HIV. Per questo donne come Tishager  vengono accolte, sensibilizzate, formate e quindi supportate nell’unirsi in associazione, realtà molto importanti per chi – come  Tishager – pensava di essere sola e senza uscita. Qui donne vulnerabili si trovano ad essere sorelle unite da uno scopo comune: riguadagnare dignità, lottare per la difesa dei propri diritti e supportare tutte coloro che sono in difficoltà.

In Etiopia un gran numero di bambine e di ragazze si muovono dai villaggi più remoti alla città, in cerca di un impiego, e molte di loro sono costrette a prostituirsi negli stessi locali dove fanno le cameriere.  “I miei fratelli non hanno mai saputo della mia vita da bar worker, altrimenti si sarebbero vergognati di me – racconta Tishager –. La comunità mi isolava e i miei fratelli erano lontani.”

Poi Tishager ha scoperto di non essere sola, ma che la vita aveva ancora tanti frutti da poter generare, come “Nuova Luce”, l’associazione da lei fondata assieme ad altre ragazze con storie simili.

Oggi, grazie alla CEI, il prezioso lavoro di emancipazione per la libertà e dignità di chi è più esposto ai pericoli della vita continua.

 

Laila Anton – servizio civile Etiopia

Tishager e la sua “nuova luce” | Storia di una ex lavoratrice del bar che grazie alla formazione CVM è divenuta anche insegnante
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