È in atto la corsa all’acquisto su larga scala di terreni agricoli nei paesi in via di sviluppo. Tale fenomeno è detto land grabbing, ed è questione preoccupante, soprattutto in Africa, dove i sistemi di governance locale a partire dal 2008 hanno visto l’ingerenza di governi, brand e individui stranieri divenire sempre più forte, a causa della crisi dei prezzi agricoli e della volontà di questi ultimi di accaparrarsi e garantirsi risorse per il futuro sostentamento. Il fenomeno ha portatato il SECAM (Simposio delle Conferenze Episcopali in Africa e Madagascar) ed altre associazioni locali, ad indire la conferenza di Nairobi, tenutasi dal 22 al 26 Novembre 2015.

       La conferenza ha visto riunirsi più di 150 partecipanti, che hanno riflettuto sulle sorti delle terre africane e sono giunti alla stipulazione della Dichiarazione e dei Propositi. La Dichiarazione definisce soprattutto quello che è il cancro land grabbing, e le sue gravissime ripercussioni: esso, privando i legittimi proprietari delle loro terre, è causa principale delle migrazioni, che spingono migliaia di persone a tentativi estremi, e spesso sfortunati, di migliorare la propria condizione; porta a nuovi conflitti comunitari che nel passato non esistevano; estremizza l’iniqua distribuzione di potere e ricchezze. I partecipanti alla conferenza hanno sottolineato che le élite politiche africane sono spesso complici di ciò, permettendo agli altri continenti di instaurare quello che essi definiscono come un secondo regime coloniale, beffardo e nascosto. Con il grido “La nostra terra è sacra, la nostra terra è la nostra vita, la nostra terra non è in vendita”, i partecipanti alla conferenza di Nairobi denunciano il fatto che l’Africa non ha bisogno di ingerenze straniere mascherate sotto le etichette di “aiuti allo sviluppo”, bensì di rispetto e giustizia, nel nome della comune appartenenza al genere umano.

       Un proverbio africano dice “quando i ragni uniscono le loro reti, possono abbattere un leone”: punto fondamentale dei Propositi per il 2016 è l’appello agli  esperti e alle ONG locali ed internazionali, perché si riuniscano ed insieme pongano finalmente freno al terrorismo terriero. Queste organizzazioni saranno protagoniste nel sensibilizzare le comunità locali sul fenomeno land grabbing, in modo da creare consapevolezza e non farle cadere vittima di strategie di marketing che spesso puntano a creare conflitti interni per indebolirle. Necessario è poi educare le stesse comunità al rispetto ecologico, nonché supportarle nei progetti di riappropiazione della terra, per assicurare che si svolgano in modo non violento e siano portavoce dell’autentica cultura africana.

       CVM è con gli ultimi, l’invio di giovani volontari ed i progetti sull’acqua e sulla terra che porta avanti da decenni in Tanzania ed Etiopia sono proprio volti al sostentamento delle comunità locali, di cui si sforza ogni giorno di essere autentico portavoce, s’impegna dunque a raccogliere e perpetuare l’appello dei vescovi africani, supportandoli nella lotta quotidiana verso la pace e la giustizia.

Alessia Rossi

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“Quando i ragni uniscono le loro reti, possono abbattere un leone” | L’Africa denuncia il landgrabbing
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