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La testimonianza di Sara

Ingegnere di Bra (Cuneo), ha partecipato, in Etiopia, ad un progetto di approvigionamento idrico.

Sara ci racconta

Il mio nome é Sara, e sono una volontaria inserita dal C.V.M in un progetto di approvvigionamento idrico rivolto alle comunita' rurali del Sud Etiopia. Il mio compito qui e' un po' quello di "curare la coreografia" del quadro di attività sviluppate nell'ambito del programma, fornendo gli artifici perché la scena risulti armoniosa, creando il giusto spazio per gli attori principali e la loro forza di espressione. Essere volontario in un paese in via di sviluppo, per me, vuol dire proprio questo: condividere con la gente, vivere insieme il lavoro e la vita quotidiana, inventare soluzioni con poco più di niente, reimparare a confrontarsi con i bisogni essenziali lasciando da parte il superfluo in ogni giorno, vivere in un'apnea di abitudini, regole e pensieri diversi dai nostri, vivere in un'immersione di colori, di suoni e di odori che parlano di altre terre e di altre vite.

A volte, essere qui vuol dire anche reinventarsi un linguaggio: guardare negli occhi un uomo scalzo disegnato di rughe e sentire di poter comunicare senza bisogno di parole ti restituisce a te stesso con la percezione di aver raggiunto qualcosa di profondo, di aver toccato in qualche modo l'essenza di un altro uomo sulla semplice base dell'appartenenza alla stessa umanità. Parlare del lavoro che svolgo qui e condensare emozioni, sfide, sconfitte e vittorie su questo foglio di carta è un po' come provare a dipingere il mondo con una sola fotografia che, per quanto spettacolare, non può trasmettere a chi la guarda la totalità delle sfaccettature che è possibile vivere. Quello che vorrei fare invece, è intraprendere un viaggio con chi legge, un cammino che ci proietta passo dopo passo nel cuore di un altro mondo, distante dal nostro non solo nel numero di chilometri, ma nella dimensione e nella forma che il quotidiano assume.

Gli uomini e le donne con cui lavoriamo vestono abiti di fortuna ed una pelle bruciata dal sole: abitano in piccole nicchie di legno e paglia che tracciano un reticolato irregolare su una terra che offre ostilità e isolamento, in un'alternanza di microclimi e morfologie differenti, depressioni semi-desertiche ed aree verdeggianti ad alta vegetazione. Generalmente, le comunità vivono di attività pastorale in condizioni al di sotto della soglia minima di povertà e sono costantemente afflitte da situazioni di prolungata siccità ed impossibilità di procurarsi sorgenti di acqua protetta e potabile. Ecco, proprio qui inizia il nostro lavoro. L'Acqua, per gli abitanti delle terre spaccate dal sole e battute dal vento non rappresenta soltanto un bisogno costante da soddisfare, ma assume i contorni di uno strano personaggio, definito spesso come la "Signora Acqua", o "Madre Acqua": apparentemente innocua, trasparente e malleabile…eppure così dispettosa e potente da decidere tra la possibilità di Vita o di Faticosa Sopravvivenza di milioni di persone.

Così, mentre nel nostro spicchio viziato di mondo noi pesiamo l'Acqua con la misura dell'abbondanza e dell'abitudine, questi uomini invocano la Madre Acqua con la voce del rispetto e con il canto della speranza, mentre le loro donne camminano per chilometri, le figure appesantite da grandi anfore di argilla, la sola forza dei loro piedi e delle loro spalle a tener loro compagnia. Migliorare l'accessibilità alle fonti di acqua e la qualità dell'acqua potabile, garantire la disponibilità di Madre Acqua per tutti, diffondere informazioni di sanità di base, ridurre il carico di lavoro dei segmenti più vulnerabili della comunità, formare la comunità all'autogestione ed alla manutenzione di base degli impianti sono gli obbiettivi del nostro essere qui. I beneficiari, questi uomini e queste donne dallo sguardo fiero e profondo sono i veri protagonisti delle attività di sviluppo, gli attori principali del nostro piccolo teatro: sono loro, con la loro tenacia e la loro cooperazione che possono fare la differenza nel nostro lavoro di oggi e nella loro vita di ieri e domani.

Tutti gli interventi di approvvigionamento idropotabile sono studiati per riflettere la proporzione effettiva dei bisogni comunitari, utilizzando la soluzione tecnica più efficiente: a seconda delle condizioni idrogeologiche e ambientali è possibile implementare di volta in volta il potenziamento di una sorgente, un pozzo scavato a mano, un pozzo trivellato, l'installazione di una pompa eolica, lo sbarramento di un fiume di sabbia, oppure la raccolta delle acque in bacino artificiale. L'utilizzo di tecnologie semplici, a basso costo, adattabili all'ambiente ed ai mezzi di manutenzione disponibili in loco è una componente di base per la sostenibilità a lungo termine del programma: l'accettazione dell'impianto, la comprensione dei suoi meccanismi di base e la presa di coscienza di questo "marchingegno" come un bene "della" comunità e "per la" comunità sono gli elementi cardine su cui lavoriamo costantemente al fine di facilitare e promuovere l'autogestione degli impianti. Per questo motivo, le comunità sono consultate e coinvolte nel corso di tutte fasi operative, tramite la mediazione di un facilitatore esperto: dalla verifica delle proporzioni dei bisogni alle indagini dei potenziali siti di implementazione, dalla decisione concernente la soluzione tecnica alla realizzazione vera e propria delle strutture funzionali all'impianto, dalla formazione di un comitato responsabile per l'impianto alle attività di manutenzione e gestione.

Essere qui quindi, non significa non significa aiutare, assistere, tendere la mano, o non solo: significa lavorare fianco a fianco, giorno dopo giorno, essere compagni di viaggio per la durata di un soffio nella storia della solidarietà umana. Questo è il messaggio che vorrei lasciare e, nel farlo, non voglio parlare delle nostre piccole grandi tragedie, non voglio parlare degli occhi affamati o delle bocche assetate, non voglio citare le braccia troppo piccole e le pance troppo grandi di migliaia di bambini: queste sono realtà che ci vengono proposte quasi ogni giorno dai mezzi di informazione e sta a noi filtrarle e recepirle nel modo più consono a quella che è la nostra individuale sensibilità e intelligenza. Il messaggio che voglio dare in nome del lavoro che facciamo invece, è un messaggio di nobiltà umana e di speranza, forse di utopia. Un mio caro amico sostiene che l'utopia di oggi è la realtà del nostro domani: in fondo, basta crederci.   

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