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Le condizioni ed i ruoli che le donne hanno in Africa, in relazione al problema dell'AIDS, allo sviluppo delle Comunità
Le donne risultano essere uno dei gruppi più vulnerabili all’epidemia per le loro condizioni psico-fisiche, per le condizioni socio-culturali ed economiche e per le condizioni politiche. Delle persone affette dal virus nell’Africa Sub-Shariana il 55% è rappresentato da donne.
Tale vulnerabilità diminuisce il ruolo fondamentale della donna che coinvolta attivamente in tutti gli aspetti della società è un attore chiave per lo sviluppo futuro. Si calcola che in media 1 donna su 4 non sà dell’esistenza del virus. La mancanza di istruzione e possibilità di imporsi come persona ha dei tragici risultati sulla società e sulla speranza di vita futura. Il divario tra i sessi è in continuo aumento ogni giorno 36 donne rimangono infette, contro 10 maschi. Ci sono 13 donne sieropositive ogni 10 uomini. Inoltre l’età di infezione è molto più bassa rispetto a quella degli uomini.
Dal 2002, il numero delle donne affette dal virus si è moltiplicato in ogni regione terrestre. In particolar modo, si è avuto un aumento radicale in Asia orientale, (fino al 56%), seguita dall’Europa dell’Est e l’Asia centrale, con il 46%.
Le donne sono la spina dorsale della società al livello della comunità in Africa. Contribuiscono a più del 50% della produzione in Africa Sub Sahariana. Quando la produzione scarseggia, le donne sono messe sotto tensione perché devono preoccuparsi della sicurezza alimentare per la propria famiglia in una situazione però di aggravata povertà. Infatti, oltre ad essere le titolari di reddito, sono anche le uniche che si prendono cura dei malati nella lotta all’AIDS. La perdita anche di una sola madre, ha conseguenze catastrofiche per il Paese, per la famiglia e soprattutto per tutti i bambini.
Nel mondo, il 50% dei nuovi contagi appartiene alle donne, il 52% di queste, giovani donne adulte. Nell’Africa Sub-Sahariana, il 57% di tutti i sieropositivi è rappresentato da donne e il 75% dei giovani sieropositivi sono o donne o ragazze. Nel 2003, si calcola che ci fossero più di 12 milioni orfani dovuti all’epidemia di AIDS in Africa e moltissime donne incinte erano contagiate. Dati recenti provenienti dai reparti maternità delle istituzioni sanitarie hanno oltretutto mostrato che altri Paesi africani hanno raggiunto i drammatici livelli del Botswana, dove l’incidenza del virus tra le future madri supera il 30%.
Le donne sono particolarmente vulnerabili al contagio da HIV/AIDS ma la maggior parte continua ad essere disinformata sull’epidemia. Secondo il rapporto UNAIDS del 2004, l’incidenza del virus tra le donne è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, passando dal 43% al 48% nel solo 2003. Inoltre le statistiche continuano ad essere in crescita.
Il problema dell’AIDS è particolarmente delicato per le donne a causa di numerosi fattori: innanzitutto, il loro status nella società africana, per cui sono spesso considerate cittadine di second’ordine; alto livello di povertà, accesso limitato o nullo all’educazione e accesso limitato o nullo alle risorse, quali la terra o il denaro per supportare i bisogni più elementari. Le donne o le giovani ragazze senza risorse, spesso si trovano a dover fare affidamento solo ed esclusivamente sui propri corpi per sperare di sopravvivere. L’unità di ricerca sulla salute riproduttiva e il consiglio sulla ricerca medica hanno dimostrato che in Sud Africa, il 10% delle ragazze sessualmente attive nel Paese hanno dovuto prostituirsi per riuscire a sopravvivere. In genere, l’atto avviene con uomini più anziani e la documentazione su stupri e violenze subite dalle giovani donne, non si contano. La paura della violenza, non permette loro neanche di ricercare eventualmente un’informazione più accurata sull’AIDS e non se la sentono nemmeno di sottoporsi al test o di cercare delle cure mediche. L’approccio di prevenzione ABC (Astinenza sessuale, essere fedele al proprio partner e usare i preservativi) è insufficiente. Servono urgentemente delle strategie d’intervento che si focalizzino sulle disparità di genere, che enfatizzino soprattutto la prevenzione della violenza, il diritto di eredità, l’accesso all’educazione, opportunità di lavoro, l’accesso alle cure mediche e all’educazione sanitaria.

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