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Progetti AIDS

I progetti per la prevenzione e cura dell'AIDS realizzati da CVM e descrizione delle problematiche e approfondimenti legati all'AIDS

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Il CVM ha realizzato e porta avanti i seguenti progetti per la prevenzione e cura dell'AIDS:

Prevenzione e cura AIDS: Tanzania Progetto per la prevenzione e la cura dell'AIDS/HIV nei distretti di Kinondoni e Bagamoyo nella regione di Dar es Salam (Tanzania)

Prevenzione e cura AIDS: Zanzibar Progetto per la prevenzione e la cura dell'AIDS nelle isole di Pemba (distretto di Chake Chake) e di Ungula (distretti West e Urban)

Prevenzione e cura AIDS: Amhara Progetto per la prevenzione e la cura dell'AIDS/HIV nella Regione Amhara nelle zone N.Gondar, S.Gondar, Bahir Dar, W. Gojam, E.Gojam, Awi (Etiopia)

Prevenzione e cura AIDS: Metekel Il progetto per la prevenzione e la cura dell'AIDS/HIV nella Regione Benishangul-Gumuz nella zona del Metekel (Etiopia)

L'AIDS non è solo un problema sanitario, è la distruzione della società, dell'economia e della cultura

La sfida per combattere questa malattia è immensa: Come possono i Paesi del sud del mondo ridurre il numero delle persone che vivono sotto la soglia di povertà se più del 25% di tutte le famiglie sono decimate dall'AIDS? Se l'essenza della vita normale, delle famiglie, delle società, e delle istituzioni sono continuamente depredate dall'AIDS?

L'AIDS sta derubando i Paesi africani della possibilità di avere un'economia stabile, a causa delle morti assolutamente inutili delle persone in grado di far crescere l'economia e di impegnarsi per lo sviluppo del proprio Paese. Si stima che i costi legati all'AIDS, tra cui l'assenteismo dal lavoro, le assicurazioni, le nuove assunzioni e la loro formazione corrispondano ad un quinto di tutti i profitti. Il tasso di mortalità è di gran lunga maggiore rispetto ai tempi in cui possono essere assunti nuovi impiegati. L'aspettativa di vita in molti Paesi africani è scesa da 52 a 34 anni. Tra questi, Botswana, Repubblica Centro africana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zimbabwe, tutti gravemente oppressi dall'epidemia. Per rendere più chiaro il concetto, basti pensare che l'Europa del XIII secolo che ha dovuto lottare contro la "peste nera" che la affliggeva, ha impiegato due secoli per ritornare ai livelli che aveva raggiunto prima dell'epidemia. Quanto ancora prima di impegnarsi a gestire sul serio l'epidemia in Africa? Ci vorranno ben più di due secoli affinché l'Africa possa tornare davvero a camminare con i propri piedi. Come ha affermato il Vescovo Tutu recentemente "Svegliatevi, svegliatevi, finiamola con questi silenzi oggi!".

Gli stessi capi di governo africano hanno iniziato tardi a prendere contromisure efficaci contro questa epidemia ed iniziare un confronto per la prevenzione e la cura. La mancanza di comunicazione ha permesso che il problema non fosse percepito e affrontato.

L'AIDS sta distruggendo le culture: si tratta, infatti, di un nuovo fenomeno non solo per la cultura africana, ma per tutte le culture del mondo e quindi per tutta l'umanità. È una minaccia per tutte le persone: scienziati, esperti medici, istituzioni religiose, tutti a combatterla e ad esserne confusi e sconcertati. Dove l'AIDS è dilagato ferocemente, le norme culturali e le pratiche religiose, non possono più nulla. La vita culturale e le tradizioni sono quindi minacciate, in certi casi, già frantumate. Spesso interi gruppi culturali e popolazioni sono direttamente coinvolti in questo processo di distruzione, come nel caso della popolazione Gumuz in Etiopia.

Tradizionalmente la cultura africana da molta importanza alla cura dei più deboli e in particolare dei bambini, ma in una realtà di morte e abbandono creata in particolar modo dall'AIDS questi vincoli culturali e tradizionali vengono meno. L'impossibilità economica e il numero sempre crescente delle persone da accudire ha come diretta conseguenza il crollo della solidarietà e dell'unità delle comunità, basata su secoli di condivisone e aiuto reciproco, per un individualismo che porta alla morte e all'abbandono dettato da una necessità di sopravvivenza.

L'AIDS sta lasciando le cliniche e gli ospedali senza medici e personale tecnico.

In Etiopia, 12 dottori dello stesso ospedale sono morti nello stesso anno e 5 tecnici di laboratorio nell'arco di un altro anno. In Malawi e Zambia è stato notato un aumento dei casi di mala e di morte tra il personale sanitario dovuti all'AIDS, superiore dalle cinque alle sei volte rispetto ad una condizione normale.

Le conseguenze? Il numero già limitato di specialisti non può essere rimpiazzato, un aumento nel carico di lavoro per chi resta e conseguente stress per cercare di seguire i più di 1000 pazienti che, in certi casi quotidianamente si rivolgono alle istituzioni sanitarie.

L'AIDS sta lasciando le scuole senza insegnanti.

In alcuni Paesi ci sono 10 volte più morti o assenti per malattia tra gli insegnanti a causa dell'AIDS, il che porta ad una riduzione del tempo d'insegnamento nonché della qualità dell'insegnamento. L'Etiopia ha perso 527 insegnanti laureati nella regione Amhara nel 1999. L'UNICEF stima che 860.000 bambini in Africa hanno già perso almeno un insegnante a causa dell'AIDS. Ci vorranno anni affinché le sostituzioni siano effettive, sempre se sopravvivranno ovviamente. Considerando ceh l'età della popolazione sta scendendo rapidamente, presto mancherà una fascia di età adatta all'insegnamento, con una conseguente mancanza di insegnanti e da qui della cultura della possibilità di informazione e di crescita dei bambini.

L'AIDS sta lasciando i campi incolti e senza agricoltori.

8 su 10 coltivatori oggi sono donne. La deviazione delle donne verso le attività produttive crea deprivazioni per tutta la famiglia e minaccia le basi della sicurezza alimentare. Le donne e i bambini si trovano a dover sopravvivere in un a situazione in cui devono curare i malati terminali di AIDS nelle proprie case e a dover provvedere al mantenimento della famiglia. Gli introiti famigliari si prosciugano, il poco che le famiglie possiedono viene utilizzato per acquistare le medicine essenziali per i malati. L'epidemia li ha, infatti, resi troppo deboli perché lavorino nei campi e questo di conseguenza aumenta il livello di povertà. In Zambia, le finanze a disposizione di un nucleo famigliare nel quale il padre è deceduto, sono crollate dell'80%. In Botswana, il guadagno generale è crollato del 10% nel 2000. Il 75% dell'Africa Sub-Sahariana sopravvive con meno di 2 dollari al giorno

La distruzione della società porta all'indifferenza verso le persone più deboli ed indifese che vedono aggravarsi la loro situazione e aumentare il loro abbandono

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