Juliana, malata di Aids, è una delle donne che hanno trovato forza per combattere la violenza di genere, grazie all’assistenza giuridica e lavoro.

A Tonga, un piccolo villaggio in cui vivono poco più di tremila persone, gli abitanti vivono in capanne di paglia e fango e passano gran parte della loro vita nei campi a coltivare mais o manioca.
Durante il consueto monitoraggio che lo staff di CVM svolge trimestralmente per assicurarsi che le attività del progetto, teso alla tutela dei gruppi più vulnerabili come donne e bambini, procedano nel migliore dei modi, ci siamo recati in questo piccolo villaggio e abbiamo incontrato Juliana Luka, una delle tantissime vittime di violenza di genere, sostenuta da CVM e dal Community Justice Facilitator (CJF) che, nel villaggio, ha il compito di aiutare la vittima a districarsi nella complessa macchina giudiziaria.


Juliana ha 46 anni è nata a Morogoro ma si è trasferita a Tonga con i suoi genitori quando era bambina. Dopo essersi sposata, si è trasferita nella grande città di Dar Es Salaam dove ha aperto una piccola attività commerciale sperando di poter migliorare le proprie condizioni di vita. Tuttavia, non solo l’attività è fallita ma sia a lei che al marito è stata diagnosticata una terribile malattia: l’Aids.
La donna, che nel frattempo ha avuto anche due bambini, è costretta a tornare a Tonga e il marito, sebbene molto malato, lavora duramente per costruire una nuova casa. I sacrifici dell’uomo vengono ricompensati e la famiglia riesce ad acquistare un tetto di lamiera ma, poco tempo dopo, il marito, ormai consumato dalla malattia, muore.
In Tanzania, sebbene la legge disponga che l’eredità del marito passi alla moglie, è pratica comune che siano i familiari dell’uomo ad impossessarsi dei beni, lasciando spesso la vedova senza una casa e senza una terra che, nella maggioranza dei casi, rappresenta l’unica fonte di reddito. Ciò è accaduto anche a Juliana: i fratelli del marito, reclamando un loro diritto, sono andati nella casa della donna prendendosi il tetto e costringendo, quindi, Juliana a trasferirsi da un vicino e a far vivere i propri figli da uno zio a Dar Es Salaam. La donna, vittima di tale violenza di genere, si è rivolta immediatamente al CJF che l’ha accompagnata alla Corte del Distretto, la quale ha riconosciuto il diritto di Juliana ad ereditare i beni del marito e ad essere rimborsata. Tuttavia, la casa, a causa della mancanza del tetto, ha subìto numerosi danni e tutt’ora Juliana è costretta a vivere dal vicino e a vedere i figli raramente.
La donna ci ha detto di non essersi mai abbattuta e, nonostante la malattia, ha aperto una piccola attività in cui vende saponi da lei stessa prodotti, competenza che ha acquisito grazie a dei training organizzati da CVM e rivolti alle donne più vulnerabili, e con il ricavato spera di poter ristrutturare la casa il prima possibile e tornare a vivere con i propri figli.

Giuseppe Galioto |  Volontario Servizio Civile, in Tanzania

 

Non è bastato strapparle il tetto per toglierle la speranza
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