CVM festeggia quest’anno il suo quarantesimo anniversario, perché la data di fondazione ufficiale risale all’anno 1978, anche se in realtà già alcuni anni prima, in uno scantinato di via Santo Stefano in Ancona, alcuni giovani volontari, che avevano fatto esperienza di servizio in Paesi altri, si radunavano e riflettevano sulle modalità di attivare l’attenzione pubblica marchigiana verso i problemi provocati dall’ingiusta distribuzione delle risorse.

Pino, Massimo, Laura, Anita, Giovanna, Arnalda, Claudio, Patrizia, Walter ragionavano insieme per non restare indifferenti al male e per trovare una modalità per trasformare in meglio la società. Criteri di equità sociale dovevano caratterizzare le politiche e le strategie di azione dei Paesi cosiddetti Sviluppati per garantire il riconoscimento incondizionato della dignità umana, secondo il dettato della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 
In questa cornice e in quella stagione di fermenti ideali e culturali è nato il CVM che delineava nel proprio statuto due finalità essenziali:

  1. quella di contribuire alla liberazione di tutte le donne e di tutti gli uomini, sostenendo e accompagnando progetti ed iniziative che favoriscono l’auto sviluppo nei “Paesi in Via di Sviluppo” – PVS;
  2. l’altra di stimolare un’educazione allo sviluppo e alla cooperazione internazionale, alla giustizia e pace, alla mondialità e interculturalità, ai diritti umani, al consumo critico, alla finanza etica, al rispetto delle biodiversità e della natura.

Fin dall’inizio era chiaro che il compito di CVM era duplice: da un lato il sostegno all’emancipazione e liberazioni di popoli a lungo sottoposti al dominio di potenze occidentali che ne avevano ritardato lo sviluppo; dall’altro però urgeva trasformare la cultura al Nord con la consapevolezza che la visione etnocentrica dell’Occidente nel passato ha favorito il colonialismo e oggi l’arretratezza del Sud del mondo. Di qui la nascita negli anni ’80 del gruppo ESCI (Educazione allo Sviluppo e alla Cooperazione Internazionale) affiliato alla FOCSIV . La FOCSIV aveva, infatti, avviato in quegli anni una Commissione, formata da esperti e docenti, con il compito di studiare ed elaborare un programma di sperimentazione da attivare nella scuola, coinvolgendo in questo lavoro soprattutto i volontari rientrati da organismi aderenti alla Federazione. Dalla Commissione, coordinata dal professor Elio Damiano, Docente di Didattica all’Università di Parma, nasceva la proposta educativa di una “ rivoluzione culturale” . L’Educazione allo Sviluppo e alla Cooperazione Internazionale, infatti, non consiste né nel parlare degli altri, né nel fare per gli altri, ma vuol dire qualcosa di molto più profondo, in quanto vuol dire cambiare se stessi e gli altri contemporaneamente, per la formazione di un uomo nuovo.

L’obiettivo educativo focalizzò subito l’attenzione del gruppo ESCI verso la revisione del curricolo scolastico nella consapevolezza che la scuola è prevalentemente il luogo della formazione e dell’educazione, in cui si apprende a conoscere il mondo e, al tempo stesso, ad agire per una trasformazione migliorativa dell’esistente. Questa consapevolezza determinò negli anni ’80 il cammino del gruppo ESCI-FOCSIV verso quella che allora fu definita l’Educazione allo Sviluppo, ma successivamente rivisitata come Educazione Interculturale e oggi più propriamente come ECM ( Educazione alla Cittadinanza Mondiale) o ECG ( Educazione alla Cittadinanza Globale)

Si tratta da parte del CVM di aver intrapreso la strada della trasformazione nella consapevolezza che le sfide del terzo millennio richiedono nuovi paradigmi culturali e nuove cittadinanze di cui CVM da anni si fa portavoce nelle scuole di molte regioni italiane. 

Lo stile CVM è di lavorare con Docenti Universitari che elaborano dispense, materiali didattici sulla base della Ricerca scientifica più avanzata. Si tratta di mettere la scuola di base a contatto con le punte più avanzate della conoscenza in un momento in cui il cambiamento epocale in atto provoca una esigenza di formazione permanente.  In qualità di soggetti legati al mondo del volontariato lo staff CVM ESCI si assume il compito di percorrere la via profetica di una cambiamento ineludibile. Alla base della proposta CVM c’è la necessità di uscire dalla “ Cultura dello scarto”, basata sull’egoismo e sulla difesa di assurdi privilegi, per attivare la “Cultura dell’equità sociale e del rispetto della natura”. I nuovi paradigmi sono quelli dell’interdipendenza, dell’interconnessione, del decentramento, della trasformazione che a sua volta stimolano la mens critica, il pensiero alternativo, l’immaginazione, la creatività delle nuove generazioni. I giovani sono chiamati a trasformare il mondo per uscire dallo stato di violenza dei tempi attuali, caratterizzati dall’aumento vertiginoso dei conflitti, dalla recrudescenza della minaccia nucleare, dal ritorno a forme di razzismo ed esclusione sociale. Prima verranno adottati i nuovi paradigmi e prima si uscirà dalle angustie dell’attuale società.

CVM, nella sostanziale fedeltà al mandato assegnato dai suoi fondatori, si presenta oggi come una fiaccola tramandata in questi anni dagli operatori CVM. Questi, in qualità di staffette, sono consapevoli di aver illuminato la via ma oggi si augurano che la società civile, le istituzioni si muovano nella strada loro aperta.

CVM si augura che nasca una nuova società mutuale e pacifica, operosa e collaborativa, immersa in un’etica della corresponsabilità del Bene Comune. Per questo affida a ciascun di voi, che ci leggete e ci seguite, il ruolo di traghettare la trasformazione in ogni contesto operativo in cui vi trovate a vivere. Solo così i 40 anni di CVM assumeranno il senso che avevano nel cuore e nella mente Pino, Massimo, Laura, Anita, Giovanna, Arnalda, Claudio, Patrizia, Walter.

Giovanna Cipollari – Socio CVM

La via profetica di CVM – EAS