Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2019 : nessuno sia lasciato indietro

In tutto il mondo il tasso di utilizzo dell’acqua è in crescita. Secondo le previsioni, la domanda globale di acqua continuerà a crescere fino al 2050, superando di circa il 20-30% i livelli di utilizzo attuali.

Più di 2 miliardi di persone vivono in paesi soggetti a tassi elevati di stress idrico, mentre circa 4 miliardi di persone devono affrontare gravi scarsità idriche per almeno un mese all’anno.

Tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura.

Circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa subsahariana.

Sei persone su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri

Acqua potabile e servizi igienico-sanitari sicuri costituiscono diritti umani essenziali, in quanto indispensabili per sostenere una vita sana e fondamentali per preservare la dignità di qualunque essere umano.

Le norme internazionali in materia di diritti umani obbligano gli Stati ad adoperarsi al fine di conseguire un accesso universale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per tutti, senza discriminazioni e assegnando la priorità ai soggetti in maggiore stato di necessità. Per rispettare i diritti umani all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è necessario che questi siano disponibili, fisicamente accessibili, a costi equi e sostenibili, sicuri e culturalmente accettabili.

Il primo motivo per essere esclusi dal diritto all’acqua è la povertà. In numerose regioni del mondo donne e bambine sono costantemente oggetto di discriminazione e diseguaglianze nell’accedere ai propri diritti umani all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri. Le minoranze – etniche e altre – tra cui popolazioni indigene, migranti e rifugiati e persone con ascendenze specifiche (ad esempio caste) sono spesso oggetto di discriminazione e lo stesso vale per le minoranze religiose e linguistiche.

Per 844 milioni di persone manca ancora nemmeno un servizio di acqua potabile.

Di tutte le persone che utilizzano servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro, solo una su tre (1,9 miliardi) vive in zone rurali. Sono stati compiuti progressi nella fase di attuazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio (OSM). La popolazione mondiale che utilizza almeno un servizio di acqua potabile di base è passata dall’81 all’89% tra il 2000 e il 2015. Tuttavia, tra i paesi che avevano una copertura inferiore al 95% nel 2015, solo uno su cinque è sulla buona strada per raggiungere i servizi idrici di base universali entro il 2030 (ONU, 2018a).

La copertura dei servizi idrici gestiti in modo sicuro varia notevolmente da una regione all’altra (da solo il 24% nell’Africa subsahariana al 94% in Europa e Nord America). 181 paesi hanno raggiunto nel 2015 una copertura di oltre il 75% almeno per i servizi di acqua potabile di base Dei 159 milioni di persone che ancora raccolgono acqua potabile non trattata (e spesso contaminata) direttamente da fonti di acqua di superficie, il 58% viveva nell’Africa subsahariana (OMS/UNICEF, 2017a).

I poveri delle zone rurali non hanno accesso alle risorse idriche.

Il 70% circa e, nei paesi meno sviluppati del mondo, oltre il 90% dei prelievi di acqua dolce avviene nelle zone rurali, principalmente per l’irrigazione delle colture agricole. Una parte significativa dell’acqua prelevata è incorporata in alimenti e fibre, la maggior parte dei quali vengono lavorati e consumati altrove, sia in aree urbane che in altre parti del mondo.  A livello globale, sono stati fatti investimenti per miliardi di dollari per la realizzazione di infrastrutture idriche nelle aree rurali, in gran parte per lo sviluppo dell’irrigazione e per la produzione di energia.

L’irrigazione può contribuire alla riduzione della povertà aumentando la produttività del lavoro e della terra e portando a redditi più alti e prezzi alimentari più bassi. Tuttavia, con investimenti in infrastrutture legate all’acqua fortemente incentrate sulle aree più produttive, la maggior parte dei poveri delle zone rurali di altre zone non ha beneficiato di livelli simili di investimenti e infrastrutture, ostacolando il loro accesso all’acqua per scopi agricoli, potabili e domestici.

La maggior parte delle persone che utilizzano fonti non migliorate di acqua potabile e non dispongono di servizi igienico-sanitari di base vive in zone rurali. Nel 2015, dei 159 milioni di persone che utilizzano acque superficiali (torrenti, laghi, fiumi o canali di irrigazione), 147 milioni vivevano in zone rurali e più della metà viveva nell’Africa subsahariana, dove il 10% della popolazione beveva ancora acqua superficiale non trattata.

L’uso delle acque superficiali implica anche che le popolazioni povere delle zone rurali, in particolare donne e ragazze, passano una notevole quantità di tempo a raccogliere l’acqua.

Sintesi in Italiano https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000367303_ita

La situazione globale dell’Acqua ed Igiene | Rapporto UN