La tradizione vuole che si tagli dell’erba fresca e la si stenda a terra, poi si accenda un fuoco e vi si tostino i chicchi ancora verdi e appena lavati. Al profumo del caffè tostato si aggiunge quello dell’incenso che invade la stanza dove avviene il cerimoniale, accompagnando gli ospiti verso un mondo pieno di aromi.

Il caffè macinato viene messo poi nella jebena, un vaso speciale in ceramica adatto perla bollitura. Questo contenitore ha una base sferica, un collo e beccuccio e un manico in cui il collo si collega alla base. Quando il  caffè bolle si versa dentro ad un altro contenitore per raffreddarlo, poi viene messo nella caffettiera. Per versare il caffè, si usa un filtro di crine o altro materiale per evitare che vengano versati nella tazza anche i fondi del caffè.

La padrona di casa versa infine a tutti gli ospiti in piccole tazzine senza manico senza smettere fino a quando ogni tazza è piena. Questo caffè sarà forte e scuro,fruttato e con un ricordo di affumicato, spesso aromatizzato con alcune erbe. Ritrovarsi in un bunna-bet (bunna significa caffè e e bet casa) con gli amici è un’esperienza indimenticabile.  

Il caffè viene servito tre volte: il primo giro si chiama Awel in tigrino, il secondo in Kolèi e il terzo bereke (benedetto).

La cerimonia del caffè