Lavorare nello Sprar, significa essere in prima linea dalla parte dei ragazzi che lasciano la propria terra d’origine in cerca di un futuro migliore.

In questi due anni, ho incrociato le vite di tanti richiedenti asilo, con storie diverse, vissuti diversi. Quante risate, ricordi, emozioni, momenti difficili trascorsi in questi due anni. Perchè è questa la vita di un operatore Sprar: condividere con i ragazzi il buono e il cattivo tempo.
 
Noi operatori diventiamo un punto di riferimento per loro e lavoriamo quotidianamente per potenziare la rete di amici, contatti e volontari che collaborano con i nostri progetti e che possono diventare essi stessi riferimenti per i nostri ospiti sul territorio. Ed è di questo che c’è tanto bisogno. Di chi non vede altro che una persona da conoscere davanti a sè. Perchè, di persone che stiamo parlando.

La “Giornata mondiale del Rifugiato” in questo senso, oltre essere una festa, rappresenta un momento in cui tutti questi amici si incontrano e ci si dimentica della razza, del colore della pelle, senza discriminazioni e attraverso il clima conviviale e di scambio favorito da iniziative come quelle messe in campo per quest’anno, ci si riscopre umani prima di tutto. 

E diversi. Questo è il bello, che sia così.
Luca Vagnoni – Progetto SPRAR Sconfinamenti
In prima linea, dalla parte dei rifugiati