Sono una categoria di lavoratrici molto esposte a sfruttamento, molestie, isolamento. Spesso  costrette a prostituirsi. Sono le bar worker, le lavoratrici dei bar. Un gruppo che, nel distretto tanzaniano di Bagamoyo,  CVM sostiene attraverso il lavoro di “Muungano”. Ovvero di una associazione nata nel 2012, che in questi anni si è molto adoperata per rendere consapevoli le bar worker dei  propri diritti.  Aver un contratto regolare, migliori condizioni di lavoro, congedi di maternità, ore e giorni di riposo e tutela nei casi di violenze o molestie sul luogo di esercizio, sono alcuni dei temi affrontati nei numerosi incontri di formazione che la associazione organizza. “Muungano” fa parte della unione di associazioni Mwakba, anch’essa sostenuta da CVM, che raggruppa numerose realtà della società civile tanzaniana, attive per i diritti umani. E grazie a questa appartenenza, il gruppo riesce ad avere moltiplicata forza e slancio. 

 Nel villaggio di  Chalinze, il 23 gennaio, abbiamo incontrato alcune bar worker che fanno parte dell’associazione. I loro racconti presentano tre punti in comune: l’intraprendere questa professione per ragioni economiche; provenire da zone lontane della Tanzania ed essersi spostate per necessità o motivi familiari.

Mweda Mohamedi

Mweda Mohamedi ha 33 anni, ora vive nel villaggio di Lugoba e lavora in un piccolo bar sulla strada principale. Dopo la morte del marito, avvenuta alcuni anni fa, si è ritrovata sola a sostenere la famiglia e prendersi cura dei quattro figli. Non aveva altre opzioni, se non trovare impiego come bar worker. Ci racconta: “Ho seguito i training sui diritti delle donne e su una condizione di lavoro dignitosa. Ringrazio sempre Dio e CVM, perché con le conoscenze acquisite la mia mente si è aperta su tematiche prima sconosciute. Ho appreso informazioni sui diritti delle lavoratrici nei bar, sul salario adeguato, su come rapportarmi col datore di lavoro, sui contratti e su come difendermi dalle violenze di genere – racconta Mweda –  La mia vita è molto migliorata, ora conosco le tecniche per negoziare. Ho un contratto regolare, il mio stipendio è aumentato e posso richiedere del tempo libero per occuparmi dei bambini”.

 

Victoria Tomasi

Victoria Tomasi ha 36 anni, la sua famiglia viene dal sud della Tanzania ed è arrivata a Bagamoyo dal 2003. È entrata a far parte di Muungano nel 2012 perché in quello stesso anno ha iniziato l’attività di bar worker. Ricopre il ruolo di cameriera dalle 2 del pomeriggio fino a orario di chiusura, poi resta a dormire in una stanza a sua disposizione nel locale. Non è sposata, ma ha tre figli di cui si prende cura. L’importanza del training risulta evidente dalle sue parole: “Ringrazio CVM per le conoscenze e le abilità che ho acquisito attraverso i corsi di formazione e poi come membro dell’associazione. Nonostante non abbia ancora un contratto e giorni di malattia tutelati, combatto per questo! Ora conosco i miei diritti e ho capito che lavorare nei bar non è una professione per prostitute o ragazze di bassa istruzione. Se qualche cliente si rivolge con abusi verbali o simili, li riporto al gestore del bar che mi difende. Ho potuto aumentare il mio salario iniziale. Ho messo dei soldi da parte perché vorrei aprire un negozio e sto pensando a qualche vocational training. Svolgo attività di peer-education sia alle nuove ragazze che arrivano qui, sia nei bar vicini per trasmettere la formazione ricevuta. Tutto ciò per me è una grande sfida!”.

CVM lavora per la dignità delle bar worker e per la loro formazione su vari fronti, collaborando a stretto contatto con la società tanzaniana, incoraggiando la costituzione di associazioni e il collegamento con i sindacati, con attività di sensibilizzazione delle istituzioni su politiche a favore di queste categorie,  promuovendo il contratto scritto e condizioni decenti di impiego. Le storie di Mweda Mohamedì è un felice esempio di come tali sforzi possano portare frutti importanti e duraturi.

 

Manuela De Angelis – Servizio civile con CVM in Tanzania

Foto di Dominic Dorin

Il riscatto delle bar worker | Come CVM lavora per i diritti di lavoratrici molto esposte a soprusi e pericoli