Da quando il Covid-19 ha sviluppato i suoi primi focolai in Europa, dando segno della sua inarrestabile diffusione, il mondo ha espresso molta preoccupazione per il continente africano, prevedendo uno scenario apocalittico e chiedendo una risposta pronta e immediata.

La risposta dell’Africa c’è stata, anche se eterogenea e discontinua. Ad oggi (17 giugno) i casi confermati sono 260.107 per un totale di 7.016 decessi. Il paese più colpito resta il Sud Africa con 76.334 casi, seguito da Egitto, Nigeria, Algeria e Ghana.

Il presidente Ramaphosa ha confermato che la Cina donerà ogni mese all’Unione Africana trenta milioni di test, diecimila ventilatori e ottanta milioni di mascherine. Egli ha inoltre palesato la volontà di riaprire le principali economie africane, anche se riguardano i paesi più gravemente colpiti dalla pandemia.

Come nel caso della Nigeria – prima economia del continente – investita da un’impennata di contagi che hanno minacciato un sistema economico già provato per l’abbassamento del prezzo del petrolio degli ultimi mesi. L’African Development Bank ha approvato l’erogazione di un prestito di 288 milioni di dollari per supportare la ripresa del paese.

Il secondo paese più colpito dell’Africa occidentale è il Ghana, il cui presidente Akufo-Addo ha annunciato che sebbene i confini restino chiusi, alcune istituzioni accademiche e religiose hanno il permesso di riaprire, con il rispetto di tutti i protocolli di sicurezza.

Diverso è il caso del Camerun che nonostante abbia raggiunto la soglia degli 10.201 casi, ha deciso di non adottare alcuno specifico protocollo per contrastare il virus, mentre bar, ristoranti, discoteche e scuole sono tuttora aperti. In Malawi, circa 400 persone rientrate dal Sud Africa e messe in quarantena sono scappate per le condizioni precarie in cui erano costrette a vivere nel centro appositamente loro predisposto. Il presidente Mutharika aveva ordinato il confinamento della popolazione, ma l’appello della società civile ne ha sospeso l’attuazione: la vita dei più poveri infatti sarebbe stata messa in serio repentaglio, data l’assenza di aiuti alimentari da parte del governo.

Nel corno d’Africa, Kenya, Somalia ed Etiopia sono rispettivamente gli stati più colpiti. “È pericoloso introdurre misure restrittive senza considerare le singole realtà locali”, afferma il presidente etiope Abiy difendendo una linea di contenimento più moderato, come la scelta di non interrompere i voli della compagnia nazionale, anche per favorire i rimpatri nel paese.

Decisamente poco chiara è invece la situazione della Tanzania, dove i casi sono fermi a 509 dal 29 aprile, quando il governo ha fatto chiudere i laboratori di analisi per il Covid, accusando gli esperti sanitari di ingigantire la crisi, interdicendo di fatto il monitoraggio della popolazione e dunque la divulgazione scientifica dei dati. L’operato del presidente Magufuli è stato ampiamente criticato, tuttavia il leader poco fa ha annunciato che “il virus è stato sconfitto grazie a Dio”, ringraziando i tanzaniani di tutte le fedi per essersi uniti in preghiera nei luoghi di culto che sono rimasti sempre aperti.

Il Ruanda è stato il primo paese dell’Africa sub-sahariana ad aver applicato rigorose misure restrittive per sconfiggere la diffusione del virus. Fin da inizio marzo infatti, sono stati vietati assembramenti e chiusi i confini. Ad oggi le misure sono state allentate ma luoghi pubblici e confini restano chiusi, eccezion fatta per il transito di merci e di pendolari, mentre dalle 20:00 alle 5:00 vige il coprifuoco.

Oltre al Covid-Organics, il discusso sedicente farmaco anticovid del Madagascar, per cui il governo malgascio ha ribadito la volontà di andare avanti nella sperimentazione, ci sono altre risposte innovative che provengono dall’Africa, come quella di una compagnia di riciclaggio di Dar El Salam, che ha convertito la sua produzione riciclando bottiglie di plastica perprodurre visiere protettive, richiestissime e indispensabili negli ospedali. O Dr. Car, il prototipo di robot messo a punto da studenti di ingegneria senegalesi per portare medicine e pasti ai ricoverati covid così da evitare il più possibile i contatti con gli operatori sanitari che molto spesso sono privi di adeguate protezioni. E ancora il ventilatore polmonare Made in Congo, destinato ad aiutare i pazienti colpiti da insufficienza respiratoria, realizzato con materiali trovati in loco da un team di studenti, ricercatori e medici della Repubblica del Congo.

In conclusione, sembra bene citare le parole del presidente della Repubblica, Mattarella, che durante la cerimonia per la Giornata mondiale dell’Africa del 25 maggio scorso, ha confermato l’importanza di rinnovare la collaborazione e la cooperazione per la promozione della pace, della dignità umana e dello sviluppo sostenibile. “Fronteggiare le conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia sarà possibile solo attraverso un ulteriore approfondimento dei processi di integrazione, tanto in Africa quanto in Europa; solo così, infatti, il Mediterraneo potrà essere fedele alla sua vocazione, storica e geografica, di ponte fra i due continenti.”


Fonti: Africanews.com – BBC Africa – Ansa

Immagini:  Dal sito Africanews.com


Il punto sull’emergenza Covid-19 in Africa
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