Sostare, immergersi e condividere il mondo dei poveri è ciò che tanti uomini e donne, in particolare giovani, hanno fatto in 40 anni di storia del CVM operando e vivendo anni della vita nel grande continente africano. A loro e a quanti li hanno accompagnati e sostenuti vogliamo dare il grazie e manifestare tutta la stima per l’esempio e testimonianza offertaci.

Papa Francesco a questo ci invitava nell’indire il Giubileo della Misericordia:
Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. Infatti, la preghiera, il cammino del discepolato e la conversione trovano nella carità che si fa condivisione la verifica della loro autenticità evangelica. E da questo modo di vivere derivano gioia e serenità d’animo, perché si tocca con mano la carne di Cristo. Se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri. Sempre attuali risuonano le parole del santo vescovo Crisostomo: «Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità”
Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce“.

La povertà ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro!
Purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati.

Eppure la coperta per riscaldarsi non è troppo corta. Semmai, è distribuita male: qualcuno resta al gelo, mentre altri sudano senza neppure sapere che farsene di tanta lana. Questo sta accadendo nel mondo. Ogni due giorni appare un nuovo miliardario. E, allo stesso tempo, 789 milioni di persone si trovano in «povertà estrema». Dove l’1% più ricco della popolazione si è accaparrato in un anno l’82% dell’incremento della ricchezza netta, contro i 3,7 miliardi di persone più povere, a cui non è arrivato neppure un centesimo.
Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi. Le condizioni di lavoro peggiori spettano alle donne, e quasi tutti i super ricchi sono uomini. Così è affermato dalle recenti ricerche sui trend mondiali nella distribuzione della ricchezza di qualche settimana fa.

Queste e molte altre sono realtà che attentano alla dignità della persona. Quante sono oggi le situazioni in cui possiamo restituire dignità alle persone e consentire una vita umana! Pensiamo solo a tanti bambini e bambine che subiscono violenze di vario genere, che rubano loro la gioia della vita. Chiedono il nostro aiuto per essere liberati dalle schiavitù del mondo contemporaneo. Questi bambini sono i giovani di domani; come li stiamo preparando a vivere con dignità e responsabilità? Con quale speranza possono affrontare il loro presente e il loro futuro?

Non si può rimanere inerti e è necessario scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta: sempre pronti ad offrire in maniera fattiva e disinteressata il nostro apporto, perché la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l’impegno concreto di chi intende vivere con dignità ed restituire dignità a quanti l’hanno perduta.
Siamo chiamati a far crescere una cultura basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo altrove. Le opere di misericordia sono “artigianali”: nessuna di esse è uguale all’altra; le nostre mani possono modellarle in mille modi”,così ce le ha presentate Papa Francesco.

I primi artigiani che hanno dato vita al CVM nel lontano 1978 si sono messi insieme, hanno condiviso le loro esperienze e manifestato la loro sofferenza per ciò che avevano vissuto nei vari paesi africani e si sono detti: dobbiamo creare, fare qualcosa per loro e con loro: così in modo del tutto artigianale ha iniziato la sua storia il CVM. Superata ogni indifferenza e individualismo di una vita comoda e senza problemi si sono tuffati tra i poveri e hanno invitato altri a seguirli.
Non ci sono alibi che possono giustificare un disimpegno quando sappiamo che Gesù si è identificato con ognuno di loro.
Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare” cosi S. Paolo scriveva alla comunità della Galazia: è un invito più che mai attuale che si impone in questi nostri giorni in cui i poveri aumentano e i ricchi sono sempre di meno e più ricchi.

Oggi mentre da una parte gioiamo per essere stati presenti e attivi artigianalmente per 40 anni in vari Paesi dell’Africa con tanti obiettivi raggiunti soprattutto ridando vita e dignità a tanti uomini, donne e bambini, d’altra parte ci rattrista e ci indispettisce continuare a vedere persone che senza vergogna si nutrono e moltiplicano i loro capitali sfruttando utilizzando proprio coloro a cui dovrebbero offrire solidarietà.
Carissimi amici Africani vogliamo oggi proprio dirvi: GRAZIE che ci avete permesso di camminare con voi, lottare con voi, e far festa con voi.

Don Mario Moriconi – Socio CVM

Gli africani: compagni di strada
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