Il 16 giugno del 1976 a Soweto, in Sudafrica, magliaia di scolari scesero in piazza per protestare contro la scarsa qualità dell’insegnamento sotto l’Apatheid e per chiedere di poter studiare nelle loro lingue e dialetti indigeni. Il regime ordinò di sparare sulla folla, massacrando centinaia di ragazzi e ragazze; gli scontri continuarono nelle settimane successive, causando un totale di oltre 500 morti e più di mille feriti.

Per commemorare le vittime di quel massacro, dal 16 giugno del 1991 viene celebrata una giornata per richiamare l’attenzione sulle condizioni di vita dei bambini e dei ragazzi dell’intero continente.

A venti anni di distanza, il 16 giungo del 2011, i rappresentati dei lavoratori e dei datori di lavoro e più di 70 paesi hanno adottato la Convenzione dell’OIL n.189 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici.

La confluenza di queste due celebrazioni in un’unica data non è forse una casualità. Infatti una delle motivazioni per cui milioni di bambini e bambine in Africa vengono deturpati della loro infanzia e del loro diritto allo studio è per andare a lavorare come lavoratori domestici.

Lo scorso febbraio, Mariam Lambert, direttrice del CVM, durante una visita in Etiopia ha avuto l’opportunità di incontrare Ayehush, una ragazzina etiope che come molte altre sue coetanee, all’età di dodici anni ha dovuto abbandonare la sua famiglia per andare a lavorare come domestica ad Enjibara. Ayehush dice che il suo lavoro consiste nel lavare, pulire e cucinare; non riceve un salario ma le è permesso andare a scuola. Si sveglia presto al mattino e solo dopo aver sbrigato tutte le faccende, percorre molti chilometri a piedi per arrivare fino alla scuola. È la 14° della classe, su una totalità di 44 studenti. Le piace imparare nuove cose, in particolare le piace studiare la lingua inglese: da grande vorrebbe fare l’insegnante d’inglese, e istruire tante altre ragazze come lei. Al ritorno da scuola Ayehush prepara la cena e dopo aver sistemato va a letto. Non contempla altro la sua giornata: non sono permesse uscite, non sono permesse vacanze, non le è permesso visitare la sua famiglia d’origine. Non ha molto tempo per studiare, né per giocare ma quando riesce ad incontrarsi con i suoi amichetti le piace giocare a pallavolo. Infatti, da poco più di tre mesi Ayehush è entrata a far parte di un’Associazione di lavoratori domestici grazie alla quale è riuscita per la prima volta a condividere la sua esperienza con altri coetanei e ad avere amici. Nella famiglia in cui lavora vivono altri tre ragazzi, con i quali va d’accordo. Ayehush dice entusiasta che da quando è lì mangia buon cibo, mentre nella sua famiglia non poteva permetterselo. Con un velo di tristezza negli occhi però dice che la famiglia compra vestiti per i ragazzini ma non per lei. Dopo più di due anni di separazione, ha avuto la possibilità di incontrare i suoi genitori di nascosto al mercato.

Da uno studio del 2019 condotto da APA/CVM sul lavoro domestico infantile, emerge che su 83 lavoratori, 62 hanno cominciato a lavorare in un’età compresa tra gli 11 e i 15 anni. Il maggiore contributo di APA/CVM sta nel promuovere il passaggio da ‘sfruttamento del lavoro minorile’ a ‘opportunità di accedere all’istruzione in una famiglia ospite che vive in città’. Da quando è stato avviato questo progetto, il 75% dei bambini intervistati infatti stanno frequentando la scuola, (APA/CVM ha promosso il ritorno a scuola di 440 ragazze). L’80% delle ragazze dichiara che adesso sono considerate parte della famiglia e possono confidare i loro sogni e le loro ambizioni alle donne di casa. Il 70% dei bambini che sono scappati da matrimoni precoci, adesso dicono che sono capaci di parlare liberamente con le loro famiglie dell’importanza di avere accesso all’istruzione. Inoltre, restano in contatto con le aree rurali dove risiedono le loro famiglie, mentre prima non potevano.

Direttrice CVM, lavoratrice domestica e Coordinatore progetti Domestic Workers in Etiopia
Giornata Mondiale del Bambino Africano e delle Lavoratrici Domestiche