Il Pres. Abiy Ahmed è stato eletto nell’Aprile dell’anno scorso e oltre a rappresentare un segnale di discontinuità con il passato, pone oggi la sfida di dimostrare che lo Stato è di tutti al di là del gruppo etnico di appartenenza.

Fin dalla sua elezione, Abiy Ahmed ha messo in atto un importante programma di riforme ponendo fine alla repressione mediante il rilascio di prigionieri politici, rimuovendo divieti sui partiti e perseguendo ufficiali accusati di abusi contro i diritti umani; sta inoltre promuovendo la libertà di stampa e la partecipazione delle donne, che formano quasi la metà del suo governo – dando così un forte di discontinuità rispetto alle élites che hanno gestito l’Etiopia per quasi 30 anni. Nonostante ciò, il governo si trova di fronte a ricorrenti tensioni interetniche legate generalmente al possesso della terra e l’utilizzo delle risorse, che spesso degenerano in violenze che negli ultimi tempi hanno provocato lo spostamento di più di un milione di persone. Assistiamo quindi ad un momento di transizione decisivo: Abiy Ahmed è salito al potere promettendo al paese un cambiamento, soprattutto a livello economico. Ha aperto non soltanto un processo di pace con l’Eritrea ma ha iniziato un percorso di stabilizzazione regionale nel quale ha incluso la stessa Somalia. Diversi gruppi stanno però cercando di approfittare del momento di passaggio per tentare di imporre i loro interessi. (Bianca Maria Carcangiu, Il Bo Live Università di Padova, Luglio 2019)

Lo scorso 22 Giugno il presidente dello Stato regionale di Amara e tre alti funzionari sono stati uccisi in due attacchi: uno a Bahir Dar, capoluogo dell’Amara e l’altro nella capitale federale Addis Abeba. Il giorno successivo il premier Abiy Ahmed si è rivolto al paese con un discorso alla tv, annunciando che il tentativo di colpo di stato era stato sventato ed ha invitato la popolazione a restare unita contro le forze che vorrebbero dividerla. La portavoce del premier ha assicurato che la  situazione nella regione di Amara è sotto controllo e sono già stati arrestati i colpevoli. Inoltre  il governo federale insieme a quello regionale hanno dislocato operazioni e  misure di sicurezza speciali per assicurare pace e tranquillità sia nell’area e che a livello nazionale. (Al Jazeera 24 Giugno 2019)

Nonostante gli avvenimenti dello scorso Giugno ci teniamo a rassicurare i nostri lettori e sostenitori che volontari e personale CVM nel territorio etiope non hanno subito alcuna ripercussione e continuano ad operare in un contesto sicuro e con il costante contatto con la sede in Italia.

Etiopia: lo Stato è di tutti i cittadini