In 40 anni di lavoro in Etiopia abbiamo avuto a che fare con diversi governi e diverse fasi storiche del Paese. Abbiamo alternato momenti bui e devastanti della guerra civile e con i Paesi vicini ad altri di maggiore prosperità e pace.

Quando CVM ha iniziato il primo progetto della sua storia Hailé Mariam Desalegn era uno studente di scuola media presso il seminario cappuccino di Dubbo. In questi anni ha fatto il suo percorso che lo ha portato a diventare ingegnere, quindi presidente della Regione SPNNRS, quindi consigliere del defunto Primo Ministro Melles Zenawi, quindi suo successore in quel ruolo da cui ha poi dato le dimissioni qualche mese fa. Una parabola che è cresciuta e si è conclusa in questi 40 anni.

Il suo successore, Abiy Ahmed è il primo Oromo ad accedere ad una così alta carica di Governo, un’opportunità fin’ora negata all’etnia più numerosa di questo Paese e grande opportunità per la costruzione di una coesione sociale inter-etnica di cui questo Paese – di oltre 100 milioni di abitanti – ha fortemente bisogno.

L’Etiopia è alla ricerca di stabilità politica all’interno, ma ha anche un forte bisogno di stabilità intorno ai suoi confini, nella più ampia Regione del Corno d’Africa. E’ di questi giorni la notizia che l’Etiopia investirà nello sviluppo di 4 porti Somali[1], in un tentativo di diversificare gli sbocchi verso il mare che oggi avviene solamente tramite il porto di Gibuti, una porta d’ingresso che diventa sempre più stretta e costosa.

Ma certamente il gesto più clamoroso che il nuovo Primo Ministro ha fatto è quello di affermare la disponibilità dell’Etiopia di accettare il risultato della Eritrea-Ethiopia Boundary Commission (Eebc), una commissione costituita dalle Nazioni Unite a seguito dell’accordo di Pace firmato da Etiopia ed Eritrea ad Algeri nel 2000[2].

Un accordo che segnava la fine dei combattimenti che erano costati la vita a oltre 100.000 persone dei due Paesi che si sono disputati, per 2 anni, il territorio intorno alla cittadina di Badme, situata sul confine fra Eritrea e la regione Etiope del Tigray.

La Commissione ha deliberato la titolarità di quel territorio all’Eritrea, rifacendosi anche, fra l’altro, alla cartografia elaborata dagli italiani durante i 50 anni di occupazione dell’Eritrea. L’Etiopia però ha rifiutato di accettare quella conclusione, mantenendo uno stato di guerra non combattuta che ha prostrato l’antagonista.

Il Primo Ministro Abiy Ahmed ha così dimostrato di essere veramente in controllo della situazione al punto di poter assumere una decisione che sicuramente non piace ai Tigrini che lo affiancano nella compagine di governo. Si tratta di un passo assunto dopo aver effettuato la sostituzione del Capo di Stato Maggiore e del Capo dei Servizi Segreti, due nomine fondamentali per avere un controllo politico del poter militare nel Paese.

Si tratta di una mossa che mira anche a ridurre il pericolo che l’Eritrea cementi ulteriormente la sua alleanza militare e politica con l’Egitto in una logica anti-etiope. Il  Governo Egiziano infatti particolarmente preoccupato per le conseguenze che la diga che l’Etiopia sta costruendo sul fiume Nilo abbia degli effetti pesanti per l’afflusso di acqua in Egitto che ricadute negative sull’agricoltura e sulla produzione energetica. La tensione diventa particolarmente importante quando l’Egitto arriva a stipulare un accordo con l’Eritrea per la creazione di una base militare sul suo territorio, in grado di costituire una minaccia verso l’Etiopia.[3]

Ora tocca all’Eritrea rispondere e trovare la forza di riformarsi, di uscire dall’isolamento internazionale in cui è rimasta in questi 18 anni, di riformare la legge sul servizio militare che condanna generazioni di giovani ad una non-vita o alla fuga dal Paese, e magari anche di scendere a patti per condividere con il vicino ex-nemico, il porto di Assab, un porto di fondamentale importanza per l’Etiopia fino al 1999, oggi praticamente inutilizzato dall’Eritrea perché non collegato con il resto del territorio eritreo, e che potrebbe tornare ad essere un centro nevralgico della regione, a beneficio di entrambi i Paesi.

Attilio Ascani
Coordinatore Attività Italia CVM

[1] https://www.iol.co.za/business-report/international/somalia-ethiopia-to-jointly-invest-in-four-seaports-15529012

[2] https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/etiopia-eritrea-pace-svolta-epocale

[3] http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2017/04/29/eritrea-avvallata-la-costruzione-di-un-nuovo-porto-egiziano-nel-paese/

Eritrea-Etiopia: venti di pace