Giornate di viaggio intenso, lungo le strade del Kafa, ci hanno permesso di scoprire la sfaccettata e meravigliosa opera di Cvm in quell’angolo sud occidentale dell’Etiopia: gli impianti idrici, le cooperative agricole, e poi le decine – anzi centinaia di persone che ci si sono fatte incontro, con le loro taniche d’acqua fresca. Di villaggio in villaggio, attraversando un paesaggio di indescrivibile bellezza, abbiamo visitato gli ultimi progetti trasformati in realtà grazie alla cooperazione della ong marchigiana, in luoghi sperduti ed isolati, abitati da una popolazione sempre cordiale, rispettosa e sorridente.

A bordo di un pick – up siamo partiti da Bonga, città laboriosa sul dorso di un altopiano dove Cvm ha una sua sede operativa locale.  Dopo ore di viaggio,la prima tappa è stata il villaggio di Taye. Qui, immersa nella boscaglia, vive una comunità di agricoltori che prima era costretta ad abbeverarsi da una fonte di acqua sporca. Ora invece c’è un nuovo impianto idrico, presso il quale tutti i giorni si recano donne e bambini con le loro taniche, per prendere acqua pulita. Yekitwork Terefe, cooperante di Cvm a Bonga che ci ha accompagnato nella visita, ci ha spiegato come a quella fonte si riforniscano ben 335 famiglie e come sia la stessa comunità locale a gestirla grazie ad un comitato. Quell’acqua è per persone che vivono di agricoltura, coltivando caffè fra le radure della zona, fitta di vegetazione pluviale. La fonte d’acqua per loro è alla base di ogni sopravvivenza. E ora con quel sistema idrico potabile, tutto è un po’ più semplice ed umano.

Nella zona di Warwara invece, dopo una lunga camminata da togliere il fiato che ci porto sulla cima di una collina, osserviamo i lavoro di una nuova fonte, con annesso condotto idrico che scende lunghissimo a valle, diramandosi in altri due punti di rifornimento d’acqua.  È un’opera di ingegneria realizzata con pochi mezzi ma davvero notevole. Non è stata facile costruirla. Ma la tenacia di chi agisce per il bene non ha limiti. I beneficiari anche in questo caso sono tantissimi. L’impianto copre il fabbisogno di cento famiglie della zona e rifornisce persino una scuola, frequentata da cento venti studenti. Persone che col dono dell’acqua pulita avranno una vita migliore.

Ma non finisce qui. A proposito di scuole, il nostro viaggio fra le attorcigliate e frondose strade del Kafa continua fino ad un altro progetto Cvm realizzato ancora per gli studenti. Visitiamo la Kaka Primary School, dove i lavori sono febbrili. È in costruzione un nuovo grande sistema di toilette igienizzate per i 1500 studenti e i 60 insegnanti dell’istituto. Anche questa è un’opera fondamentale, i bambini ci salutano grati e sorridenti, giovani e adulti sono impegnati nel lavoro, chini a impastare il cemento con cui verranno saldati i mattoni della nuova grande fossa biologica. Tutti sanno quanto l’aiuto e il supporto degli amici di Cvm sia prezioso per quei lavori, portatori di un futuro di progresso più armonioso.

Il viaggio continua fra i progetti agricoli. Tra cui quelli pensati per l’integrazione dei menja, una popolazione emarginata nello stesso Kafa, gli ultimi fra gli ultimi. I menja sono un gruppo etnico che un antico pregiudizio pone ai margini della società del luogo. Visitiamo delle cooperative realizzate sia nel distretto di Adija, sia in quello di Gide. In entrambe le aree e i menja lavorano a stretto contatto con i gomero, la parte di popolazione più numerosa. Ad Adija, la collaborazione fianco a fianco nei campi ha portato alla costruzione di una cisterna di irrigazione per colture di cipolle, carote, cavoli e patate. Cvm, oltre ad aver guidato i lavori per il sistema di irrigazione, ha fornito i sementi. A Gide invece, nel mezzo del bosco, incontriamo una cooperativa di gomero e menja che lavorano alla produzione di miele, altra delizia del Kafa assieme al caffè. Qui abbiamo la possibilità di parlare con un menja. L’uomo si chiama Asfaw, ha 55 anni. Ha una mano offesa da un’ustione. Spiega di avere otto figli, non ha mai visto la tv in vita sua, non ha radio né  telefono. Quando deve portare un messaggio, si sposta a piedi. “Coi guadagni che raccolgo qui vorrei tanto mandare i miei figli a scuola”, ripete. “Per me questo lavoro è un’occasione di riscatto, altrimenti la mia condizione non cambierebbe”. Ringrazia i cooperanti di Cvm che lo hanno coinvolto nella produzione del miele. I suoi figli lo guardano in un silenzio fiducioso.

Marco Benedettelli & Ennio Brilli

Ennio e Marco: le strade dell’Africa