Delle signore e ragazze piene di vitalità. Così ci sono apparse le donne sieropositive incontrate a Bagamoyo. Quasi volessero sfatare, fin dall’inizio, l’immaginario che accompagna chi è malato di HIV e che le prefigura magre e malaticce. Donne che si rifiutano di essere confinate nello stereotipo del malato e che, con l’aiuto di UWAMABA − associazione locale per la promozione dei diritti delle persone sieropositive, sostenuta da CVM − riprendono in mano la propria vita, attivandosi per una comunità libera dal pregiudizio.

Il gruppo per il mirocredito MWAMVI che fa parte della associazione UWAMARA supportata da CVM.

La cooperativa di donne che abbiamo incontrato conta ventitre iscritte. Si tratta di un gruppo di micro-credito che si è formato all’interno di UWAMABA e si è dato il nome di MWAMVI,  con l’obiettivo di migliorare la situazione economica delle partecipanti. Il gruppo è stato creato, anche esso col supporto di CVM per fare in modo che le donne possano sviluppare attività di microcredito, così da poter dare il via a piccole attività imprenditoriali, che consentono loro di lavorare, acquisire indipendenza economia e uscire dall’isolamento sociale. Come ci ha raccontato la presidente del gruppo, Mwanahamisi: “Molte donne preferiscono nascondere la malattia per paura dello stigma sociale. Entrare a far parte di MWAMVI significa ammettere pubblicamente di essere malata” . Combattere lo stigma sociale che accompagna l’HIV non è semplice.

La presidente del gruppo, Mwanahamisi

Sebbene la paura di essere emarginate sia ancora presente, per le persone sieropositive la qualità di vita è migliorata grazie all’attività svolta da UWAMABA. L’associazione si occupa di sensibilizzare la comunità sulla sieropositività. Per superare il pregiudizio, è indispensabile fare educazione e diffondere testimonianze. Purtroppo, quando si parla di sessualità e prevenzione, si scopre che gli uomini tendono a non assumersi le proprie responsabilità e contribuiscono alla diffusione del virus.

Alcune testimonianze lasciano sgomenti: come può un marito nascondere alla moglie la propria malattia? “Ho scoperto di avere il virus nel 2005, è successo quasi per caso. Una mattina ero in casa da sola e ho trovato un certificato medico. Non sapendo di cosa si trattasse, sono andata dai vicini a chiedere spiegazioni. Mi hanno detto che attestava  la sieropositività di mio marito. Che mi ha tenuto nascosta la  malattia. E mi ha contagiata.”  La storia di Hauma non è isolata. Come lei, molte altre donne sono state contagiate dai coniugi che, pur essendo consapevoli di essere sieropositivi, hanno preferito tacere. “Mio marito faceva il trattamento di nascosto. Io non ho mai saputo nulla”, racconta Huama.

Hauana, un altra donna del gruppo per il microcredito.

Molte delle partecipanti di UWAMABA hanno deciso di non avere bambini per non esporli a un possibile contagio. Eppure non sempre è facile rifiutare le pressioni dei mariti, come spiega Huama. “Mio marito voleva un figlio a tutti costi ma io mi sono opposta. Temevo potesse nascere sieropositivo. Porre un freno alla sua insistenza non è stato semplice, a volte ho pensato di non farcela. Il gruppo mi ha dato forza. Ho fatto rispettare la mia decisione.”

In Tanzania, il trattamento antiretrovirale è gratuito e permette alle persone sieropositive di vivere una vita normale. “Prendo la pillola antiretrovirale ogni giorno, e ringrazio Dio perché la mia vita va bene e continua nonostante la malattia”.

Dopo aver aumentato la consapevolezza  delle donne della comunità di Bagamoyo sul virus HIV, è necessario coinvolgere gli uomini e gli adolescenti. Bisogna educarli al rispetto, all’amore e alla difesa della salute collettiva. La sensibilizzazione deve raggiungere le menti più chiuse, più ostili, più inclini alla delega delle proprie responsabilità.

 

Francesca Ivone – Volontaria servizio civile in Tanzania CVM
Le fotografie sono di Dominic Dorin

Donne sieropositive forti e consapevoli | Il lavoro di CVM e UWAMABA per superare l’isolamento
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