Pubblichiamo l’intervento di Lucia Paolinelli (2D) e Benedetta Aliberti (2E) della scuola Media “Leopardi” loc. Borgo di Osimo (AN) per l’evento conclusivo dell’Anno europeo per lo sviluppo.

Buongiorno  a tutte e a tutti, noi siamo qui oggi in rappresentanza dell’istituto comprensivo Fratelli Trillini di Osimo in provincia di Ancona.  Mi chiamo Lucia e ho 13 anni: per me essere qui è un’esperienza importantissima e voglio ringraziare i Ministeri e le ONG che hanno finanziato il progetto “Un solo mondo un solo futuro”; in particolare per la regione Marche il CVM ( Comunità volontari per il Mondo) che ci ha seguito e affiancato per tutta la durata del percorso.

Prima di iniziare questo lavoro a scuola molti di noi non avevano mai sentito parlare di cooperazione, di sviluppo internazionale, di empowerment, di obiettivi del Millennio e avevamo solo una vaga idea di problemi come la fame e la povertà. Oggi invece possiamo dire non solo di aver compreso il significato di questi termini ma soprattutto di aver capito quanto anche noi, con i nostri gesti quotidiani, possiamo fare per migliorare il nostro mondo.

La nostra scuola ha scelto come progetto triennale d’Istituto il tema del cibo: è per questo che con il CVM abbiamo approfondito questa tematica, alla quale abbiamo anche dedicato la nostra giornata speciale il 26 febbraio, in occasione della settimana scolastica della cooperazione internazionale.

Per arrivare pronti a questa giornata, nella quale abbiamo coinvolto tutti i ragazzi della primaria del nostro istituto e che abbiamo potuto realizzare grazie ad alcune associazioni attive nel nostro territorio (La scuola delle mamme, Cantieri di pace e La bottega del mondo), ci siamo documentati e abbiamo svolto alcune attività che ci sono poi servite per preparare i laboratori e i giochi per i più piccoli. Quello che ci ha colpito di più è stato il gioco dei Mondo: attraverso carte dei continenti, sedie e biscotti ci si è aperto un sipario sul nostro pianeta: abbiamo toccato con mano che non c’è omogeneità tra ricchezza, risorse e percentuale di popolazione. Ci sono persone che hanno troppo e altre che non hanno neppure l’indispensabile.

Dopodiché siamo arrivati  alla più importante attività per noi: ci siamo impegnati a progettare, organizzare e costruire una giornata per i bambini delle elementari del nostro Istituto in cui, aiutati da una guida, giravano di classe in classe e in ognuna trovavano un’attività da svolgere che aveva il cibo come filo conduttore. Grazie alla Bottega del mondo hanno imparato che l’acqua non va sprecata e che dobbiamo usarla con maggiore consapevolezza, con Cantieri di pace hanno imparato che non tutto quello che si trova al supermercato è di stagione, e hanno ragionato sull’impatto ambientale che anche le nostre più semplici scelte possono determinare; con la scuola delle mamme hanno assaggiato cibi di diversi paesi, ascoltato suoni e musiche, osservato usi e costumi diversi e in altri giochi coordinati da noi hanno imparato a collaborare per perseguire un obiettivo.

Tutti quanti, grandi e piccoli, siamo ritornati a casa stanchi ma contenti e con un insegnamento in più nel cuore: noi abbiamo capito cosa significa essere insegnanti e abbiamo visto che è molto faticoso e i piccoli erano entusiasti per tutte le cose importanti viste e fatte.

Successivamente è arrivata in classe Raffaella, l’operatrice del CVM che, partendo dal concetto di “fame”, ci ha fatto riflettere con tante attività tra le quali capire la provenienza dei cibi, vedere quanta CO2 emette la produzione di vari tipi di alimenti, ci ha chiesto di dare le nostre  motivazioni a delle affermazioni sui temi del percorso didattico. Grazie alla sua testimonianza ci è ora più chiaro cosa significa cooperazione internazionale: mi ha colpito molto il concetto che non basta aiutare le persone che vivono in luoghi poveri di risorse come la Tanzania e l’Etiopia ma che si deve cercare di renderle autonome e capaci di fare da sole. Ecco, io spero che questo percorso intrapreso prosegua i prossimi anni perché sono sicura che solo attraverso un’educazione su questi temi la nostra società potrà cambiare e potremo vivere veramente tutti in modo più semplice.

Grazie per l’attenzione

 

Lucia Paolinelli (2D) e Benedetta Aliberti (2E)

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“Ci sono persone che hanno troppo e altre che non hanno neppure l’indispensabile.” | Le parole di due giovani studentesse nell’anno europeo per lo sviluppo.