Fiorella Mercanti è una delle docenti dei corsi di italiano per i progetti Sprar nella provincia di Fermo. E lei a raccontarci cosa avviene ogni mattina al CVM, attorno ai banchi di scuola.  

Uno dei momenti della lezione, con la lettura dei quotidiani.

Ogni mattina una piccola classe di richiedenti asilo, penna e quaderno sotto braccio, si ritrova nella sede del CVM e munito  nel grande salone di CVM a porto San Giorgio a fare grammatica e conversazione in italiano, e prepararsi così all’esame di licenza media. Sono ragazzi africani, vengono dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dalla Somalia, sono arrivati sulle coste italiane in cerca di salvezza, sui barconi dalla Libia. Ognuno con la propria storia, il proprio viaggio tortuoso. Questi ragazzi oggi fanno parte dei progetti Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) della provincia di Fermo.  E proprio per favorirne l’integrazione, e come previsto dagli stessi programmi degli Sprar, CVM ha attivato per loro un corso di lingua italiana. A tenerlo sono due volontarie, Fiorella Mercanti e Gabriella Laurella, docenti in pensione, che ricche della loro esperienza fra i banchi di scuola, ogni mattina insegnano la lingua di Dante e Petrarca ai giovani africani. Una di loro, Fiorella, ci racconta come si svolgono le lezioni, e come esse siano soprattutto laboratori di integrazione e multiculturalismo.

Professoressa Mercanti, come vivono lo studi dell’italiano i richiedenti asilo degli Sprar fermani?

Sono molto interessati, perché la lingua è tutto, è la strada che apre alla possibilità di trovare lavoro. Sanno che senza italiano integrarsi è difficile. Studiano con piacere, e d’altro canto esprimono la loro paura per il futuro. Perché per ora vivono accolti dai progetti Sprar, ma poi non sanno cosa, chiuso il progetto, sarà di loro.

Momenti della mattinata di lezione.

Come impostate le lezioni?

Grammatica, pronuncia, lessico. Partiamo da degli argomenti di conversazione. Abbiamo iniziato con la geografia africana: ognuno ha parlato della propria terra di provenienza. Poi siamo passati alla geografia italiana. Come sono fatte le nostre strade. Come ci si orienta nel nostro paese.

Quindi attraverso la lingua, gli studenti scoprono anche l’Italia…

Si le lezioni sono anche una occasione per introdurli alla realtà che li circonda. Per esempio, leggiamo quotidiani in classe. Partiamo dall’attualità. Di leggi italiane, del nostro sistema di governo. Loro si sono dimostrati molto attenti al terremoto. Un cataclisma che non avevano mai vissuto e che li ha terrorizzati. Abbiamo letto e discusso molto in italiano di esso.

Così imparano a conoscere il mondo dove sono sbarcati in cerca di futuro..

Insegnare loro l’italiano significa anche mostrargli come inserirsi nella nostra realtà. Quali sono le nostre regole da osservare per farsi accettare . E sappiamo quanti pregiudizio ci siano attorno a queste persone, e quanto sia duro per loro trovare rispetto.

I pregiudizio da abbattere sono tantissimi..

Cerco di far capire loro che bisogna perseverare nei buoni comportamenti. Gibril, un senegalese dai modi particolarmente gentili, una volta mi ha detto ‘Io saluto tutti quando vado in giro. Ma le persone non mi rispondono”. E allora io gli ho consigliato: “Ma tu continua sempre a salutare”.

A cura di Marco Benedettelli

Foto di Ennio Brilli

“A scuola di lingua e multiculturalismo”. I corsi di italiano per richiedenti asilo di CVM.